UN INMIGRANTE EJEMPLAR PARTE III

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UN INMIGRANTE EJEMPLAR:

UN INMIGRANTE EJEMPLAR NICOLA DI MATTIA FERRI TERCERA PARTE

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RECONOCIMIENTOS A NICOLA DI MATTIA FERRI

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VENEZOLANO DE ORO 1986

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RECONOCIMIENTO DE MISION CATOLICA ITALIANA 1985

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PREMIO AL NACIMIENTO VIVIENTE 1991

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RECONCIMIENTO ESCUELA ARMANDO URBINA 1991

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RECONOCIMIENTO PRESCOLAR LAS TRINITARIAS BARQUISIMETO 1985

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HONOR AL MERITO EMPRESARIAL 1986

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RECONOCIMIENTO BANDA DEL COLEGIO JUAN XXIII 2001

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RECONOCIMIENTO AL COLEGIO JUAN XXIII POR SUS 35 AÑOS 1998

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RECONOCIENTO A LA BANDA DE GUERRA DEL COLEGIO JUAN XXIII 2002

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RECONOCIENTO A LA DIRECTIVA DE LA SOCIEDAD DE PADRES Y REPRESENTANTES 2004

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RECONOCIMIENTO POR EL HIMNO “AL CLUB ORICAO” 1991

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RECONOCIMIENTO AL PRESTIGIO EMPRESARIAL 1986

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RECONOCIMIENTO PRIMERA PROMOCION AL PADRINO NICOLA DI MATTIA 1979

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LA PARTENZA DELL` EMIGRANTE Eravamos in familia numerosa, E per poter vivere dovevamo lavorare, Senza pensare spesso a reposare. I fagioli, el granoturco , il riso, le vigne Si dovevano coltivare. Ogni mattina, con la luce dell' alba, Ci arrivava la voce del difunto padre: “su ragazzi, andiamo, Non vi torno piu' a chiamar. c' e' ancora il grano per mondar e l' erba del fieno da tagliar” di fretta mezzo ci vestivamo, con una scarsa colazione, pero' con l' allegria di vivere, correvamo dietro lui: Ronca, falce, zappa e rastrello Non si dovevano dimenticare, E cominciava la fàtica

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Prima che il sole finiva di spuntare. Dura era la giornata, Uscivamo all' alba, E tornavamo al tramonto, La stanchezza e la soddisfazione. Del lavoro realizzato Era tutta la compenzazione. Se si spendeva qualche soldo per le Scarpe Allora si doveva vestir La giacca rattoppata Che il fratello Maggiore l' anno prima aveva usato. “questa vita non puo' durare” Spesso diceva Luigi, il Maggiore dei sette, “sant' Antonio e San Gabriele, Protettori del paese e della gioventu. Aiutatemi a pregare I' addolorata perche' mi facesse riuscir bene questa pensata.

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So che emigrare e' Nero I' ho sentito dai vechi raccontar E quando in terra straniera si sta, Sempre a questo Abruzzo si sta a pensar. La malinconia diventa dolcezza Ricordando le Belle montagne”. Arriva gia' la primavera Usando ancora il cappellino Bianco Sotto si beve l' Acqua cristallina E si repira l' aria con profumi dolci Di fiori Freschi e porporini. Adesso e' l' estate. Intorno come ti giri Guardi questo anfiteatro di verde Che ti rallegra l' occhio ed il cuore.

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L' autumno e' un pittore, Che va tingendo qua di rosso La' di giallo, Spandendo pennellate di turchino Dove sfumato e Dove a colori pieni. l' inverno veste di Bianco le montagne fredde, E alla mattina presto Coi raggi del sole Si rispecchiano fra di ese E sembrano come spose.

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Abruzzo mio, debo lasciarti adesso, Non so se potro' rivederti Tanto presto como vorrei, Debbo guadagnarmi il pane coll' andare a lavorare in mezzo la gente straniera. Sarai sempre nel mio cuore Con la casetta mia e le montagne Unita alla poverta' ed all' amore Che sempre ho avuto Per queste campagne. io parto con la fantasia Di chi no vuol morir di nostalgia.

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Per la promessa che ti faccio Ti lascio il miglior tesoro: La moglie, i figli e la mamma vecchiarella. Son loro il miglior ricordo Per questa terra povera pero' bella. Me ne vado con la speranza Di ritornar, perche' sono piu' forte Della lontanaza. Adesso mamma e papa' la moglie, i figli I fratelli, le sorelle, tutta la parentela Ed il vicinato intero, Come una processione, Mi vengono a salutare.

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Io piano, piano con le lacrime agli occhi Mi allontano e mi Porto dietro il ricordo Del suon delle campana Io adesso parto e vado ad Una terra Strana Pero questo cuore mio Qui rimane.

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VOGLIO RITORNARE (VUJE ARMINI') Finita la guerra, Per poter con la famiglia campar Pensai che dovevo andar a lontana terra a lavorar. Un giorno mi dicisi, partii senza un lira, E mi portai dietro moglie e figli. La valigia era leggera, Da casa quando partii, Avevo la testa piena di pensieri, Ed il cuore carico di speranze.

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Sopra il porto andai Da dove mi imbarcai, E dopo quasi venti giorni Di Acqua e cielo Di qua dal mare arrivai In mezzo la gente traniera. Straniera si: Ma trovai questa gente, tanto buona, gentile e cordiale, Che a me sembro' di aver Raggiunto una casa con famigliari, E quanto ho lavorato, quanti sudori Amari ho cacciato; E come si viveva, malamente.

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Al principio quasi si pativa la fame, E mia moglie poverina, Spesso si sentiva triste in cucina. Marito che preparo stasera mi diceva, Io so moglie: i bambini vogliono mangiar, Cosa c' era: un po' di pane e formaggio, Io sul lavoro di giorno Mi arranciado con un sándwich, Un lunch magro e senza un buon Bicchiere di vino, E pure tirano avanti A far caraggio, perche' Una voce dall' Abruzzo mi diceva:

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Figlio mio non ti mortificar Che tu in codesta terra Ti puoi sistemar E quanto ne ho fatto di cammino, Adesso dopo tanti anni Oltre una quarantina, Ho ogni cosa veramente; Ho casa, ho macchina, ho dollari, I figli si son tutti sposati e sistemati Tutti hanno una buona posizione Pero' questo cuore mio Non e' contento, a questo cuore gli manca qualcosa, Questo orecchie mie sentono una voce

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Ed io respondo si: Voglio retornar, Voglio riattraversare il mare, Voglio rivedere mamma vecchiarella, La voglio accarezzare con quella testa Bianca, La voglio risentire quella Voce cosi' bella, che adesso di piu' bello in questo mondo altro non c' e'. voglio ritornar da te Abruzzo caro, mi son stufato a starti lontano.

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Voglio risentir codest' aria Le campane, la voce paesana, Voglio rivedere quella ventina Di case posate sulle montagne, Quelle stradine strette, La bottega di Don Oreste, La cantina di Don Luigi, Il frantoio di Ciampana, Il mulino di Giovannatonio, E poi al final Della via La scuola; la scuola si Dove quella brava maestra Prima di partire Mi insegno' a scrivere Le lettere per la mamma mia.

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La chiesa, il campanile, Dove tutti i giorni, verso I' imbrunir, io Andavo a suonare I' Ave Maria Tutto voglio riverder io Quella casa dove son nato E son cresciuto, e quella fontana Fuori il paese, dove il mio primo Amore ho conosciuto. Io voglio rivedere quella terra mia, Quel mondo dove di gioventu, Ci ho colto, amore, allegria, tristezze, bonta Le rose cona gli spini, Il bene ed il piacere con La gioia di campar.

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Io allora non avevo niente: si e' vero, Ero un pover' uomo, pero' mi sentido l' animo contento, perche' dentro de me possedevo un tesoro. Avevo il mare, l'aria, l'acqua, le montgne, l'Adriatico, i laghi, il tirreno, le alpi, gli appennini e tanti sentimenti. Adesso quando ci ripenso che sono stato Per tant'anni, lontano da te, Lontano da tanto amore, che ti debo dire Mi vien da piangere, e dentro mi Sento che mi si frange il cuore, Abruzzo mio, la vita mia sei tu, Voglio retornare, non posso resistere piu'

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FIN