Elefante incatenato

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Autore : Jorge Bucay – Traduzione italiana: Raffaele Orefice Mùsica : Francis Lai :“ African Summer ” L’elefante incatenato

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Quando ero bambino mi piaceva andare al circo, e tra le cosa que ricordo con piú piacere eran le visite agli animali . Un elefante attiró la mia attenzione perché durante la sua esibizione mostrava tutta la forza di cui era capace movendo pesi enormi .

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Peró una volta terminata la esibizione passava il suo tempo nello zoo del circo legato con una piccola catena a un pezzo di legno .

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Era impressionante vedere un animale cosí grande e cosí forte legato con una catena cosí fragile . In realtá , considerata la forza enorme del elefante, neppure una catena piú grande avrebbe potuto trattenerlo e, se avesse voluto , avrebbe potuto liberarsi senza grandi sforzi e scappare via .

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Per me era davvero un mistero . Come era possibile che una piccola catena riuscisse a trattenere quell’elefante cosí grosso e forte ? Con la semplicitá della mia etá rivolsi questa domanda agli adulti che mi circondavano , credendo che, nella loro esperienza , potessero darmi una risposta convincente.

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La risposta piú comune era: - Non scappa perché é ammaestrato . Es se é ammaestrato , che motivo c’é di legarlo con una catenella ? Passó molto tempo, e mai ottenni una risposta convincente, solamente incontravo persone con la mia stessa domanda senza risposta .

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Qualche tempo fa un anziano finalmente mi diede la risposta convincente. L’elefante era stato legado con quella catena fin dalla sua nascita e, quissá quante volte , facendosi anche del male , aveva tentato di liberarsi senza riuscirci . Fino a quando , ormai rassegnato alla sua situazione , desistette dal fare altri tentativi .

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Dopo innumerevoli ed inutili sforzi l’elefante aveva provato che quella catena era piú forte delle sue capacitá e, giorno dopo giorno , tentativo dopo tentativo, la rassegnazione cominció a prendere il sopravvento , fino al giorno nefasto che rinunció per sempre a fare qualsiasi altro tentativo, accettando la sua impotenza e rassegnato al suo destino.

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L’elefante che avevo visto al circo, nonostante le sue dimensioni e la sua forza , non scappava perché era convinto di NON POTERCELA FARE. Il ricordo della sua impotenza e la sconfitta dei suoi fallimenti e, sopratutto , la rassegnazione che gli impediva di provare ancora una volta a liberarsi , lo tenevano incatenato a quella fragile catena .

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Quando diciamo o pensiamo : NON POSSO.... NON CE LA FACCIO… NON CI RIUSCIRÓ MAI… Ci stiamo comportando esattamente come quell’elefante , rinunziando a fare un altro tentativo, a provare ancora una volta a superare l’ostacolo che ci tiene prigionieri . Sfortunatamente stiamo vivendo prigionieri dei ricordi , incatenati da esperienze passate .

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La vita cambia continuamente, le situazioni cambiano e noi stessi , nonostante tutto , cambiamo . Molte volte basterebbe un semplice sforzo di volontá , un atto di fiducia in se stessi , una speranza che le cose possano cambiare e dirsi : PROVERÓ ANCORA FINO A RIUSCIRCI.... FIN

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