che cos'è il linguaggio2

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Che cos’è il linguaggio?:

Che cos’è il linguaggio? Prof.ssa De Nicolo Angela Daniela PQM MODULO POTENZIAMENTO ITALIANO CLASSE III B 1 Che cos’è il linguaggio? Il linguaggio è il sistema di comunicazione più potente ed efficace. Suo aspetto essenziale è quello di essere un sistema di comunicazione inserito in una situazione sociale, quindi non solo un processo cognitivo, ma anche comportamento simbolico. Il linguaggio è veicolo di preservazione e insieme di modifica continua della realtà soggettiva dell’individuo. Si pensi al ruolo centrale che ha il linguaggio nello sviluppo del bambino. Il linguaggio è lo strumento fondamentale attraverso il quale gli vengono trasmessi i modelli di vita di cultura, i modi di pensare ed agire, le norme, i valori di una società. Che cos’è dunque il linguaggio? L’area centrale negli studi sul linguaggio è costituita dalla linguistica, che considera il linguaggio come un sistema di suoni e simboli, ed ha lo scopo di giungere alla elaborazione di affermazioni generali sulla struttura di tali dati.

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2 Cos'è la lingua? La «questione della lingua» ha attirato l'attenzione degli studiosi di ogni tempo. In ogni periodo culturale, infatti, si è giunti alle più svariate teorie e si sono date risposte differenti. La prima e ovvia risposta che ci viene in mente ponendoci tale domanda è che la lingua è uno strumento che ci permette di comunicare. L'idea di lingua , tuttavia, è ovvia solo all'apparenza. È ovvia in quanto tutti sanno che cos'è una lingua. È un mezzo usato spontaneamente, in modo naturale per raggiungere un determinato scopo (che può essere farsi capire, esprimere determinate emozioni, informare, ecc.). Tutti sanno che ogni lingua è diversa da un'altra. L'inglese, il francese, il tedesco sono tutti esempi di lingue diverse. Ognuno di noi parla una lingua diversa . Eppure le lingue, nella loro diversità, hanno qualcosa che le accomuna: si tratta di ciò che chiamiamo grammatica , ovvero l'insieme e la precisa descrizione delle regole di una lingua.

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3 Dietro al concetto di lingua si nasconde, dunque, una realtà ben più complessa. Si tratta quindi di dare una definizione precisa di "lingua", al di là di ciò che, con questo termine, si intende nell'uso comune. Definiamo lingua : Un sistema di classificazione della conoscenza. Un mezzo che rende possibile l'espressione–comunicazione e che permette, al di là delle differenze degli usi linguistici individuali, l' intercomprensione dei parlanti che appartengono alla stessa comunità linguistica . La comunità linguistica non è da ritenersi una realtà uniforme in quanto, al suo interno, ci sono delle differenze a livello linguistico.

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4 Tali differenze possono essere : Di ordine diatopico : dovute a fattori geografici. Di ordine diastratico : riguardanti fattori legati a differenze culturali. Di ordine diafasico : dovute a fattori legati a diversi registri espressivi (lingua familiare, lingua solenne, lingua letteraria, ecc.). Di ordine diamesico : dovute a fattori legati a differenze nell'uso di mezzi espressivi diversi (lingua scritta, parlata ). Inoltre ognuno di noi, quando parla, utilizza la lingua in modo diverso, ossia in modo del tutto personale e originale.

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5 Strettamente legato a quest'ultima considerazione, sulle differenze a livello del singolo individuo, è il problema del rapporto fra lingua e linguaggio. Infatti , un'altra apparenza da svelare è l'idea che lingua e linguaggio siano la stessa cosa. Per linguaggio si intende di solito la facoltà di esprimere e di comunicare utilizzando codici umani o animali per elaborare e trasmettere informazione. La lingua sta dentro e fuori di noi. Dobbiamo però essere consapevoli che il “dentro” è stato costruito fin dalla nascita nei continui rapporti con gli altri. Secondo Einstein, tutto quello che sappiamo e pensiamo lo dobbiamo alle nostre parole, che abbiamo appreso da altri: non siamo mai soli a usare le parole.

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6 Per comprendere meglio la struttura del linguaggio, che è molto complessa, le diverse discipline linguistiche riconoscono in essa delle unità minime nelle quali tale linguaggio può essere scomposto e delle regole che lo compongono. La caratteristica delle lingue umane è la loro analizzabilità in elementi costitutivi. Un discorso si articola in enunciati. Un enunciato è la sequenza minima dotata di senso compiuto. Esso si analizza in unità componenziali dotate di significato: i monèmi che possono essere lessicali ( lessèmi ) o morfoligici ( morfèmi ). Ciascuna di tali unità si può analizzare in unità componenziali di rango inferiore: i fonemi , privi di significati lessicali ma dotati di valore relazionale. Naturalmente queste combinazioni non avvengono in modo casuale, altrimenti non avrebbero alcun significato, ma obbediscono a delle regole precise, morfologiche e sintattiche: l'insieme di queste regole si chiama grammatica .

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7 PARADIGMA DI LASSWELL L'esigenza di determinare con precisione un insieme di elementi costitutivi del linguaggio, è strettamente collegata alla possibilità di definire qualsiasi tipo di processo comunicativo. Su questa linea si trova la ormai famosa formula di Harold Lasswell (1948) che afferma che per descrivere efficacemente un atto comunicativo bisogna rispondere a cinque domande: Chi dice. Che cosa . Attraverso quale canale . A chi . Con quale effetto .

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8 MODELLO DI DENIS McQUAIL Denis McQuail la quale afferma che "la scienza della comunicazione nel suo complesso identifica una serie di domande, comune a tutti i livelli, alle quali la teoria e la ricerca cercano di dare risposta" ( McQuail 1994, 15–16). Si tratta di cinque domande : 1)Chi comunica con chi (emittenti e riceventi). 2)Perché si comunica (funzioni e scopi). 3)Come avviene la comunicazione (canali, linguaggi, codici). 4)Su quali temi (contenuti, oggetti di riferimento, tipi di informazione). 5)Quali sono le conseguenze della comunicazione (intenzionali o non intenzionali).

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9 Esaminando più nel dettaglio i diversi momenti del processo comunicativo, ci accorgiamo subito che gli elementi assolutamente indispensabili, senza i quali non esisterebbe comunicazione, sono almeno quattro: emittente e ricevente , che sono i due protagonisti dell'atto comunicativo, il punto di partenza e quello di arrivo della comunicazione (ossia colui che le dà inizio e colui che la riceve); il messaggio , ossia l'oggetto di scambio di un atto comunicativo, trasmesso attraverso un mezzo fisico che permette materialmente tale trasmissione, detto canale . Queste sono le condizioni necessarie e sufficienti perché si possa verificare un atto comunicativo.

…Ma gli elementi costitutivi del linguaggio non si limitano a questi quattro:

… Ma gli elementi costitutivi del linguaggio non si limitano a questi quattro 10 Per usare le parole di Jakobson (1966, 8), "ogni atto linguistico implica un messaggio e quattro elementi circostanziali: il trasmittente, il ricevente, il contenuto del messaggio e il codice utilizzato" ma "per essere operante, il messaggio richiede in primo luogo il riferimento a un contesto (il "referente," secondo un'altra terminologia abbastanza ambigua), contesto che possa essere afferrato dal destinatario, e che sia verbale, o suscettibile di verbalizzazione; in secondo luogo esige un codice interamente, o almeno parzialmente, comune al mittente e al destinatario (o, in altri termini, al codificatore e al decodificatore del messaggio); infine un contatto , un canale fisico e una connessione psicologica fra il mittente e il destinatario, che consenta loro di stabilire e di mantenere la comunicazione" ( Jakobson 1966, 185).

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11 Secondo Jakobson ogni atto linguistico implica due processi fondamentali di costruzione: - il processo di selezione di alcune unità linguistiche; il processo della loro combinazione in unità linguistiche più complesse. Ogni lingua è un sistema di segni convenzionali , che comunemente si chiamano parole. In realtà le parole sono, in genere, sintagmi (aggregati) di segni. Ogni segno è una sequenza di fonemi che rimanda ad un contenuto di coscienza (significato) e che si riferisce a qualcosa di extralinguistico (referente ). Il segno serve a significare qualcosa e, come tale, è un significante ; esso, poi, designa un contenuto che ci rappresentiamo nella nostra mente anche in sua assenza. In questo senso il segno è un significato . Naturalmente in una parola non si potrà mai scindere il significante dal suo significato, che sono due facce della stessa medaglia. Ma, quando diciamo che la lingua è un sistema di segni , ossia un insieme di unità funzionali in cui ogni parte è in funzione del resto, intendiamo che, nell'atto del parlare, le parole non si accostano né si sommano, ma si "organizzano".

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12 Le funzioni del linguaggio Diversi sono i tipi di messaggio poiché diversi sono i fini di coloro che li codificano. Diverse sono le ragioni e le finalità che si intendono realizzare attraverso la comunicazione: con essa, infatti, si vuole semplicemente informare, oppure comunicare il nostro stato d'animo. Si può indurre il destinatario a convertirsi alla propria idea. Talvolta si indaga e si discute della lingua stessa, la quale diventa oggetto del messaggio. Quando non si riesce a capire ciò che l'emittente dice, il destinatario può chiedere di ripetere ciò che l'emittente ha già affermato. Nello spiegare le funzioni del linguaggio, ci si riferirà ad una famosa suddivisione proposta da Roman Jakobson (1966, 186–191), secondo la quale un messaggio può rivestire sei diverse funzioni: referenziale , emotiva , imperativa , fàtica o di contatto , metalinguistica , estetica o poetica .

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13 Un messaggio può rivestire sei diverse funzioni ognuna delle quali è orientata ad un diverso fattore: La funzione referenziale o informativa (orientata al contesto ) comporta il rimando ad un referente, che è l'oggetto extralinguistico cui fa riferimento il segno. In altri termini, l'emittente enuncia una notizia, cioè un dato di fatto oggettivo e indiscutibile. È la funzione prevalente di molti messaggi, soprattutto nei discorsi scientifici o espositivi. Il messaggio mira a denotare cose reali (ad es.: "Questa è una sedia" oppure "Oggi piove").

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14 La funzione emotiva (orientata al mittente ) "tende a suscitare l'impressione di una emozione determinata, vera o finta che essa sia" ed è evidente nelle interiezioni che "differiscono dai processi del linguaggio referenziale sia per la loro struttura fonica (sequenze foniche particolari o anche suoni insoliti in qualsiasi altro contesto), sia per la loro funzione sintattica (l'interiezione non è un elemento della frase, ma l'equivalente di una frase)" ( Jakobson 1966, 186). Il messaggio che riveste tale funzione cerca di suscitare reazioni emozionali, oppure esprimere lo stato d'animo di chi lo ha emesso (ad es.: "Attento!" oppure "ahimè! Oggi piove").

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15 La funzione imperativa o conativa (orientata verso il destinatario ) si manifesta con l'imperativo e con il vocativo, per esprimere un comando o un'esortazione. Il mittente cerca di indurre il destinatario del suo messaggio a fare ciò che egli desidera. Gli parla per esortarlo, per convincerlo, per convertirlo a una sua idea (ad es.: "Esci di qui!", "Vota me!", "vattene!").

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16 La funzione fàtica o di contatto (orientata al canale ) tende a stabilire, prolungare o interrompere la comunicazione, ad accertare che il canale funzioni. Infatti, quando viene a cadere il contatto, o quando c'è qualcosa che disturba o ne impedisce la ricezione, il mittente e il destinatario non riescono più a sentirsi, per cui entrambi chiedono spiegazione dell'accaduto o si sforzano per farsi ascoltare. Tale funzione tende a ristabilire il contatto perso fra i due interlocutori (ad es.: "Pronto!", "Allora, mi ascolti?", "Bene, eccoci qui").

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17 La funzione metalinguistica (orientata al codice ) è tesa a verificare se mittente e destinatario utilizzano lo stesso codice. Con questa funzione il messaggio elegge a proprio oggetto un altro messaggio (ad es.: "L'espressione ‘esci da qui!' è un messaggio a funzione imperativa"). In altre parole, il messaggio metalinguistico si ha quando colui che parla svolge il suo discorso sulla lingua in relazione a ciò che essa vuol significare in una frase che possa risultare poco chiara all'ascoltatore che ne chiede chiarificazione.

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18 Infine , la funzione estetica o poetica (orientata al messaggio in quanto tale) attira l'attenzione del destinatario sul messaggio. Tale funzione "mette in risalto l'evidenza dei segni, approfondisce la dicotomia fondamentale dei segni e degli oggetti" ( Jakobson 1966, 190). Il messaggio è strutturato in modo ambiguo e si rivela così autoreferenziale, cioè rimanda solo a se stesso, e autoriflessivo, ossia, intende attirare l'attenzione del destinatario anzitutto sulla propria forma.

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19 Lingue speciali …Sull'argomento esiste una vastissima terminologia usata in modo diverso tra i vari studiosi. Le "lingue speciali" vengono, infatti, chiamate sottocodici , linguaggi settoriali , linguaggi tecnici , tecnoletti , gerghi , microlingue , lingue di mestiere , linguaggi specialistici .

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20 La classificazione di Berruto (1997) riguarda : Le lingue speciali in senso stretto (ovvero i sottocodici ): sono dotate di un lessico specifico, in quanto hanno un lessico "molto marcato in termini specialistici, designando in maniera assai tecnica concetti e oggetti esistenti solo nell'ambito disciplinare di riferimento" ( Berruto 1997,156). Le lingue speciali in senso lato (che sono i linguaggi settoriali ): non possiedono un lessico specifico. I gerghi veri e propri: possiedono, seppur in maniera minore, un lessico proprio specifico.

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21 Che cos’è una «lingua speciale» La lingua speciale è una varietà di lingua caratterizzata da alcune particolarità: riflette generalmente un sapere specialistico, condiviso da una minoranza di esperti, e risponde allo scopo di favorire la comunicazione all’interno di quel gruppo; utilizza tratti linguistici propri della lingua di riferimento, integrandoli per quanto riguarda il lessico e la formazione delle parole ; tende, a differenza della lingua comune - polisemica per natura -, a stabilire un rapporto preciso e costante tra parole e cose.

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22 L’aspetto individuante di una lingua speciale risiede dunque nel lessico, ma hanno rilievo in essa anche caratteristiche sintattiche e testuali .

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23 Il numero delle lingue speciali è potenzialmente aperto. A lcune hanno un grado di tecnificazione molto alto (la lingua della matematica, della medicina, di certe branche della linguistica); altre, un grado minore ( la lingua del diritto , della burocrazia, dell’economia). In taluni casi non si ha una varietà omogenea, ma la somma di elementi tratti da diversi campi del sapere (per esempio, il linguaggio giornalistico , in cui convivono componenti burocratiche, economiche, sportive ecc.). Può considerarsi lingua speciale anche la lingua della pubblicità : pur non rispondendo a nessuno dei tre requisiti indicati (si rivolge al pubblico più ampio possibile, puntando a un uso perlocutivo fondato sul lessico quotidiano e su qualche neologismo occasionale ), essa riflette precise strategie comunicative e applica rigorosamente le procedure retoriche.

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24 I tecnicismi L’esigenza di denominare in modo preciso e inequivocabile oggetti, concetti, azioni che sono estranei all’attività quotidiana (e dunque alla lingua comune) ha fatto sì che le scienze (ma anche alcune attività professionali, e alcuni specifici settori dell’attività umana) abbiano sviluppato un lessico peculiare, costituito da vocaboli particolari, che ricorrono solo in quel determinato àmbito. Accanto a questi vocaboli, che definiremo tecnicismi specifici , ciascuna lingua speciale impiega, in misura più o meno larga, un certo numero di tecnicismi collaterali : particolari espressioni stereotipiche, che - a rigore - non sono necessarie all’esigenza di univocità e di denotatività proprie di questi linguaggi, ma vengono adoperate perché danno al testo un tono di maggiore adeguatezza stilistica rispetto al tema (si tratta, insomma, di una connotazione tecnica). Non stupirà, dato che per molti secoli la lingua delle scienze è stata esclusivamente il latino , che ancora oggi la principale fonte dei linguaggi scientifici siano le lingue classiche: molto alta è, anche nelle nuove formazioni, la quota di latinismi e di grecismi . Altre volte (così accade spesso nella fisica, dove resta forte l’eredità di Galilei ) come tecnicismi si utilizzano parole della lingua comune, alle quali viene attribuito un nuovo significato specifico . Negli ultimi decenni, anche nei linguaggi scientifici si è fatta sentire l’influenza della nuova lingua di comunicazione internazionale, l’inglese, con un conseguente incremento della presenza di anglicismi .

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25 Nella continua creazione di neologismi che le caratterizza (legata al rapido e incessante sviluppo delle conoscenze scientifiche), queste lingue speciali ricorrono soprattutto ai procedimenti di affissazione e composizione che hanno il triplice vantaggio di utilizzare relativamente pochi elementi formativi, di essere molto trasparenti e di creare classi di vocaboli aperte . Non è raro che alcuni vocaboli composti vengano ridotti a sigle , molto più maneggevoli nell’uso (così ad esempio DDT per dicloro - difenil -tricloroetano ).

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26 I testi «misti » Secondo una tendenza che si è fatta molto evidente nell’ultimo decennio, i testi settoriali “puri” (fondati, cioè, sulle caratteristiche testuali, sintattiche e lessicali di una sola lingua speciale ) sono sempre più limitati ai livelli specialistici, mentre si amplia - specie nei mezzi di comunicazione di massa - la presenza dei «testi misti». Sono testi che - pur mantenendo gli scopi e i caratteri di base del tipo testuale di appartenenza (ad esempio una cronaca sportiva, una recensione cinematografica, un bollettino meteorologico, un brano pubblicitario) - assumono da altri tipi testuali (e dunque da altre lingue speciali ) determinati elementi, che hanno l’effetto di rendere più vario, più gradevole il messaggio , velandone a volte la vera finalità.

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27 Così è facile trovare, in un articolo sportivo, vocaboli tratti dalla fisiologia come aerobico e anaerobico , neuromuscolare , ematopoiesi , ecc.; pagine dedicate allo spettacolo in cui si parli di steady camera , video a cristalli liquidi , alta definizione . Le previsioni del tempo del quotidiano «la Repubblica» sono organizzate come una conversazione col lettore in cui si può cominciare così: «Addormentata come un gatto al sole in un giorno d’inverno, la nostra area di alta pressione continua a starsene sull’Italia» e continuare scrivendo: «come un ritornello vanno citate ancora una volta le nebbie in pianura padana».

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28 La mescolanza di tecnicismi , d’altra parte, è già da tempo alla base del linguaggio politico ; e non stupisce che sia messa al servizio del linguaggio pubblicitario , per decantare di volta in volta - con cognizione di causa - i pregi dei prodotti commerciali più disparati. Al tempo stesso, il grande prestigio che la lingua scientifica e tecnologica ha assunto negli ultimi anni provoca un infiltrarsi sempre più massiccio di tecnicismi nella lingua comune, sia in senso proprio, sia in senso figurato . Dalle lingue speciali deriva alla lingua comune anche il largo impiego di affissoidi e in genere la fortuna dei composti determinante+determinato

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