La Gestualit� Nell'incontro Di Preghiera

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Added: April 03, 2009 This Presentation is Public 
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La gestualità nell'incontro di preghiera :La gestualità nell'incontro di preghiera Corso di formazione IRC primaria 2008/2009 IdR: M.G. Butti & C. Brignoli


Premessa :Premessa Strettamente parlando, si può riferire il termine "linguaggio", in maniera appropriata e corretta, solo a quello verbale, ma in realtà si parla ormai di linguaggio per tutti i sistemi di segni, sia che ci si riferisca ad un linguaggio visivo, ad un linguaggio sonoro o ad un linguaggio del movimento, che fa riferimento ad una gestualità comunicativa, che consiste nel linguaggio dei gesti di fine utilitaristico (come il linguaggio dei sordomuti e altri sistemi di comunicazione non verbale affini).


Premessa :Premessa Nella comunicazione, molto spesso l'abito fa il monaco, intendendo con abito il complesso delle manifestazioni esteriori che caratterizza la nostra maniera di esprimerci. Risulta infatti che circa il 70-80% dell'informazione che raggiunge la corteccia cerebrale, giunge dagli occhi, contro il 10-15% che proviene dall'udito. Siamo dunque prima "visti" che ascoltati.


Premessa :Premessa Anche nella preghiera si può notare come il corpo abbia un ruolo molto rilevante: in piedi, - alzare le braccia, - in ginocchio, - seduti, - battere le mani, - imporre le mani, - danzare… Sono le gestualità costanti che caratterizzano lo stesso movimento.


Cosa significa, dunque, lodare Dio con tutto il proprio corpo? :Cosa significa, dunque, lodare Dio con tutto il proprio corpo? L’uomo, spirito, anima, corpo, è creato, elevato, redento, risorto, in attesa dell’eredità futura. Da quando Cristo si è fatto uomo, la corporeità, in maniera tutta sua, è coinvolta nella vita divina. Non è del tutto esatto affermare che l’uomo ha un corpo; è più preciso dire “ l’uomo è anche il suo corpo, perché il corpo non è un involucro, ma una parte essenziale”.


Cosa significa, dunque, lodare Dio con tutto il proprio corpo? :Il corpo, allora, nell’esperienza evangelica si manifesta quale soggetto e provvidenziale via della gioia salvifica. Nessun battezzato può avere in odio la propria carne. Cosa significa, dunque, lodare Dio con tutto il proprio corpo?


La posizione eretta :La posizione eretta La posizione eretta in piedi è assunta normalmente sia ambito liturgico che nella preghiera personale. È l’atteggiamento classico dell’orante: in piedi, ben diritto, le braccia aperte e le mani rivolte verso il cielo. La posizione eretta del corpo era ed è l’atteggiamento consueto del popolo di Dio. Durante il servizio religioso, ed in genere anche davanti ad una persona autorevole. Anche gli ebrei pregavano nel tempio e nelle sinagoghe, come durante la lettura della Thorah, eretti alzando le mani.


La posizione eretta :Anche i cristiani memori dell’insegnamento di Cristo trasportarono lo stesso gesto simbolico ma imprimendovi un nuovo significato: il sentimento dell’uomo liberato dal peccato reso da Gesù, figlio del Padre celeste, può alzare fiduciosamente gli occhi e le braccia verso Dio. La posizione eretta


La posizione eretta :La posizione in piedi esprime in un certo qual modo la risurrezione: "Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra." (Ap 5,6). La posizione eretta


La posizione eretta :Quando nella celebrazione dei misteri si è in piedi, si vuol far memoria dell’evento pasquale di Gesù Cristo il figlio del Dio vivente. La posizione eretta


Con le braccia alzate :Con le braccia alzate Nella Sacra Scrittura abbiamo moltissimi esempi in cui si pregava con le braccia elevate. - "Esdra benedisse il Signore Dio grande e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore" (Ne 8,6). -“Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera" (Sal 141,2). Nel libro dell’Esodo, il combattimento contro Amelek: -"Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek" (Es 17,11). (I santi padri amavano paragonare questo atteggiamento di Mosè, con quello di Gesù sulla croce. Teturliano diceva: se metti un uomo con le braccia aperte, ottieni la figura della croce).


Con le braccia alzate :L’uomo nel pregare, alza gli occhi ed eleva le mani verso il cielo, con la fiducia di rivolgersi non più ad un Dio lontano, ma ad un Padre. Lo stesso Gesù ha insegnato ai suoi discepoli a pregare, come ci testimoniano i Vangeli, sicuramente avrà insegnato loro anche ad alzare le braccia verso il cielo, invocando Dio Padre. Con le braccia alzate


Con le braccia alzate :Quando pregate dite così: Padre nostro che sei nei cieli… (Lc 11,1-5). Con le braccia alzate Elevare le mani verso il cielo significa voler offrire il mondo, e voler offrire tutto il nostro essere al Signore che da la vita.


In ginocchio :In ginocchio Altra posizione del corpo che viene spesso usata nella liturgia, posizione ritenuta alquanto importante, è quella di mettersi in ginocchio. Mettersi in ginocchio è fondamentale per esprimere: penitenza, riconoscimento del proprio peccato; adorazione, sottomissione e dipendenza; preghiera raccolta e intensa.


In ginocchio :Nella Sacra Scrittura questo atteggiamento si trova quando una persona o un gruppo vuole pregare o manifestare la propria supplica, adorare o esprimere il proprio pentimento: -"Venite, prostrati adoriamo, in ginocchio davanti al Signore" (Sal 94,6). Dio lo esige in virtù del suo dominio supremo su tutta la creazione: -"…davanti a me si piegherà ogni ginocchio" (Is 45,23), (Rm 14,11). In ginocchio


In ginocchio :Perciò inginocchiarsi significa adorazione di Dio di Gesù come Signore nella Sua onnicomprensiva maestà (cf. Fl 2,10). (La parola inginocchiarsi nel NT ricorre 59 volte). In ginocchio


Seduti :Seduti Il sedersi ha il vantaggio di favorire il relax e dà la possibilità di essere più attenti alla parola di Dio. Sedersi per ascoltare è un segno che esprime fiducia nei confronti dell’altro che parla. Questo atteggiamento è quindi, particolarmente consigliato per l’ascolto: -“ Maria sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola” (Lc 10,39). -"La moltitudine, sedutasi intorno a Lui lo ascoltava” (Mc 3,32) Gesù stesso, da bambino: “seduto in mezzo ai dottori li ascoltava..” (Lc 2,46).


Seduti :Stare seduti è un’ottima posizione per la meditazione ed il raccoglimento. Inoltre, anche nello stare seduti si possono assumere varie posizioni, come avere le mani aperte sulle ginocchia, in segno d’accoglienza del Dono che il Padre vuole dare ai suoi figli in Cristo, Figlio prediletto (cfr Mt 3,17b) o altre posizioni ispirate dal proprio cuore. Seduti


Seduti :Seduti


Il bacio santo (il saluto di pace) :Il bacio santo (il saluto di pace) Un gesto molto importante nella liturgia è quello del bacio di pace fraterno. San Paolo è il primo che parla di questo segno, fino allora estraneo al culto: segno di saluto, di spiritualità e di fraternità. Nel Nuovo Testamento quando si parla di bacio, troviamo sempre accanto ad esso l’aggettivo “santo”: -“Salutatevi con il bacio santo” (1Cor 16,20; Cor 13,12)   - "Salutatevi tutti i fratelli con il bacio santo” (1Ts 5,26) -"Salutatevi l’un l’altro con il bacio di carità" (1Pt 5,14)


Il bacio santo (il saluto di pace) :S. Agostino lo chiama “sigillo dell’Eucaristia” Ma qual è il significato del gesto di pace? Ne abbiamo molti: È la pace di Cristo:  "vi lascio la pace vi do la mia pace”. E’ il saluto e il dono del Signore, che si comunica ai suoi nell’Eucaristia. Non una pace puramente psicologica o umana, ma un dono di Cristo. Il bacio santo (il saluto di pace)


Il bacio santo (il saluto di pace) :Il bacio santo (il saluto di pace) È un dono dello Spirito:    "il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22),  "Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14,17).


Il bacio santo (il saluto di pace) :Il bacio santo (il saluto di pace)


L’imposizione delle mani :L’imposizione delle mani Il gesto d'imporre le mani risale all'Antico Testamento dove viene menzionato fin dai primi libri. Si tratta di un gesto che significa, allo stesso tempo, benedizione e intercessione. Toccando la persona, si chiede al Signore di far scendere su di lei la sua grazia, la sua benedizione e, allo stesso tempo, si prega, s’intercede affinché il Signore agisca.


L’imposizione delle mani :Perché le braccia e le mani rappresentano un legame di forza e di potenza all'interno del Corpo. Quale mano potente Mosè aveva messa in opera agli occhi di Israele! Attraverso questo gesto, si vuole comunicare, in un certo senso, la forza del Signore. L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :Si tratta anche di un gesto istintivo di protezione, di sostegno, di tenerezza. Si stende il braccio per proteggere un bambino, un amico dal pericolo; si posa la mano sulla testa o sul braccio di un bambino, di un amico, per consolare, calmare e mostrare il proprio amore che non si è soli. Ecco perché Dio si serve di questo gesto, alle volte addirittura istintivo di imporre le mani, per manifestarsi, esprime la sua tenerezza, la sua protezione, la sua grazia e la sua volontà di guarirci. L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :Esaminiamo ora alcuni esempi d'imposizione delle mani nell’Antico e nel Nuovo Testamento, intendendo il gesto, prima di tutto, come segno di benedizione. Dalla Genesi: “Ma Israele stese la mano destra e la pose sul capo di Efraim, che pure era il più giovane, e la sua sinistra sul capo di Manasse ….E così benedisse Giuseppe…” (Gen 48,14-15) L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :Per il popolo di Israele, i gesti di benedizione sono efficaci in se stessi. In questo caso, il gesto d’imposizione significa anche presentazione al Signore: Dal libro dei Numeri: -"Farai avvicinare i leviti davanti al Signore e gli Israeliti porranno le mani sui leviti" (Nm 8,10). Jahvè disse a Mosè: - "Prendi Giosuè, figlio di Num, uomo in cui è lo Spirito, porrai la mano su di lui " (Nm 27,18-20). - "Giosuè, figlio di Num, era pieno dello Spirito si saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui" (Dt 34,9). L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :Ricordiamo ora alcuni gesti di Gesù e degli apostoli: "Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse …. E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra il loro li benediceva" (Mc10,13.16) L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :"La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva" (Mc 5,23) L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :- (Un lebbroso) "Mosso a compassione (Gesù), stese la mano, lo toccò e gli disse: lo voglio, guarisci! Subito la lebbra scomparve ed egli guarì" (Mc 1, 41-42). -“E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno" (Mc 16, 17-18). L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :- "Anania. ". "Eccomi, Signore. ". "Su va' sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso...". "Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse. "Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signore Gesù, che ti e apparso sulla via per la quale venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo" (At 9,10- I l. I 7). -"Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono" (Barnaba e Saulo inviati in missione): (At 13,3). L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :-"II padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria. Paolo l'andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì" (At 28, 8). -"Non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato conferito, per indicazioni di profeti, con l'imposizione delle mani da parte del collegio dei presbiteri" (I Tm 4,14). L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :Si può veramente dire che l'imposizione delle mani sia un gesto che si fonda sulla tradizione biblica. In altri passi biblici, imporre le mani su di una persona significava invocare e trasmettere su di lei il dono dello Spirito Santo, per una determinata missione, servizio… L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :- “Cercate degli uomini pieni di Spirito Santo e di saggezza per dare loro l’incarico” (At 6,3). - "Dopo che fra la comunità ebbero cercato sette uomini, li presentarono agli Apostoli, i quali dopo aver pregato, imposero le mani” (At 6,6) L’imposizione delle mani


L’imposizione delle mani :Nella Chiesa l’imposizione delle mani è considerata un sacramentale, vale a dire che i suoi effetti dipendono dalla volontà di Dio e dalle disposizioni interiori di coloro che la ricevono. Non dimentichiamo mai che è in nome di Gesù, e non in nome nostro, che si impongono le mani, "in nome mio" dice Gesù (cfr. Mc 16,17). L’imposizione delle mani


Battere le mani :Battere le mani Battere le mani scaturisce da una gioia interiore. La gioia, la sua volontà, l’epifania di un incontro. Sappiamo bene che quando si va a vedere uno spettacolo, alla fine, spontaneamente, i presenti dimostrano il loro consenso battendo le mani. Vediamo quanta euforia nei giovani per un incontro con il loro “divo”, quante battute di mani per un cantante, un calciatore che fa un goal, un compleanno ecc. Insomma l’uomo d’oggi quando deve manifestare la propria gioia, il proprio compiacimento, applaude!


Battere le mani :Anche nella Scrittura troviamo molti riferimenti a questo gesto. Nel libro dei salmi leggiamo: - "venite, applaudiamo al Signore" (Sal 94,1) In un altro salmo: -“ Battete le mani popoli tutti (Sal 47,1) I pagani ci chiedono: -“mostrate la vostra gioia e noi crederemo” (Isaia 66,5). Battere le mani


Battere le mani :Oggi il cristiano è chiamato ad una grande responsabilità, è chiamato ad essere “ testimone della gioia”. Come dice il Salmo 47,2: - “ Popoli tutti battete le mani gridate a Dio con voci di gioia!” Battere le mani


La danza :La danza Presso tutti i popoli antichi la danza è nata naturalmente dal bisogno di esprimere esteriormente alcuni sentimenti dell’anima; quando questi sentimenti raggiungono un alto grado d’intensità, il corpo entra in movimento come per mettersi all’unisono con vibrazioni dell’anima. La danza è stata sempre un mezzo fondamentale per manifestare la gioia d’essere popolo di Dio, e di lodarlo con tutto il corpo.


La danza :Ricordiamo benissimo l’episodio del passaggio del Mar Rosso. Dopo che ebbero attraversato le acque, Miriam intonò il canto della vittoria: -“Voglio cantare in onore del Signore, perché ha mirabilmente trionfato….” (Es 15,1ss). Subito dopo Maria e le altre donne danzarono in onore del Signore: -“Allora Maria, la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano il timpano:dietro a lei uscirono le donne con timpani formando un coro di danze” (Es 15,20). La danza


La danza :Nella sacra Scrittura abbiamo molte testimonianze sulla danza nei riti liturgici. Canti accompagnati da danze. Subito ci viene in mente il grande “cantore di Dio”, il re Davide che in tal modo, rende lode al Signore: - “Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore” (1Cr 15,29) - “ Voglio danzare davanti al Signore” (2 Sam 6,21). La danza


La danza :Non solo Davide esprimeva con la danza la lode al Signore, ma tutto il popolo esultava di gioia davanti all’arca. Infatti quando Davide e tutto il popolo si recarono a prelevare l’arca a Baal, in Kiriat- Iearìm: -“Davide e tutto Israele danzavano con tutte le forze davanti a Dio, cantando e suonando cetre, arpe, timpani, cembali e trombe” (1Cr 13,8). La danza


La danza :Questo aspetto festoso di rapportarsi a Dio, si trova anche nei salmi. Si legge in molti salmi, qui ne elenco alcuni: “Lodino il suo nome con danza” (Sal 149,3) “Lodatelo con timpani e danze” (Sal 150,4) “ Danzando canteranno” (Sal 87,7) La danza


Proposta didattica:“Parlare con il corpo” :Proposta didattica:“Parlare con il corpo” Premessa Esiste un linguaggio dei gesti, colmo di significato, che continuamente si svolge intorno a noi trasmettendo idee, emozioni,pensieri, sentimenti. Anche quando l’uomo non desidera parlare o non lo può fare, il gesto resta, strumento disponibile all’espressione e alla comunicazione. I bambini usano spesso il gesto come modalità di linguaggio e numerosi sono i giochi di espressione basati sull’imitazione. L’attività proposta ha come obiettivo un’analisi a diversi livelli dei gesti che si riferiscono alla preghiera.


“Parlare con il corpo” :“Parlare con il corpo” 1. Livello della realtà


“Parlare con il corpo” :2. Livello figurato Cercare le qualità che si possono riferire alle mani in senso figurato ( mani bucate, sporche, lunghe, svelte…). Riflettere sul significato di alcuni modi di dire: “ Mettersi nelle mani di…”, “Avere le mani in pasta”, “Dare una mano”, “Mani di pasta frolla”, ecc. Cercare proverbi sul tema: “Gioco di mano, gioco di villano”, “Non sappia la mano destra quello che fa la sinistra”, “Una mano lava l’altra e tutte e due lavano la faccia”, ecc. Descrivere e mimare i gesti del corpo che rappresentano umiltà, potenza, rispetto, ecc., e delle mani come simbolo di dono, richiesta, offerta, ecc. Cercare questi significati in immagini, anche in collegamento con lo studio della Storia (antiche civiltà), e in poesie e canti. Cercare notizie sugli “alfabeti a gesti” (audiolesi, pellirosse, ecc..). Raccogliere informazioni su amuleti, portafortuna, elementi decorativi a forma di mano e discuterne il significato. “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :3. Livello religioso Mani e braccia aperte e sollevate sono gesti riferiti alla preghiera. I rilievi sulle tombe e sugli altari di Roma documentano questo modo di pregare nell’antichità e lo attestano gli scritti di Cicerone, Virgilio, Plinio. Nella Bibbia leggiamo che Mosè, mentre il popolo combatteva contro gli Amaleciti, pregava JHWH con le braccia alzate: finché egli teneva le mani sollevate Israele vinceva, se le abbassava prevalevano i nemici (cf. Esodo 17,11). Questo atteggiamento di preghiera è tipico nelle prime comunità cristiane, testimoniato dalle immagini di oranti che pregavano dalle catacombe, e dai precetti degli Apostoli e dei Padri della Chiesa: “Voglio che gli uomini preghino, ovunque si trovino, alzando al cielo mani pure”, scrive san Paolo (1 Tim 2,8) e Tertulliano invita a pregare “espansi minibus”, “ a mani aperte”. “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :L’inchino, la genuflessione, la prostrazione sono antichi ed universali segni di rispetto rivolti all’autorità (re, imperatori e ai loro simboli, come bandiere e insegne) e, per quanto riguarda la religione, alla divinità. La genuflessione che deriva dalla cultura romana, è segno di rispetto per l’autorità costituita, considerata una emanazione della divinità. La prostrazione a terra è l’immagine plastica del rispetto, dell’umiltà e della completa sottomissione: si prostravano i sudditi, senza osare sollevare il volto, al passaggio dei sovrani o delle autorità, e i fedeli davanti alle statue dei loro dèi. Nella Bibbia si legge che Abramo “si prostrò con la faccia a terra” e JHWH parlò con lui ( Gn 17,3), che Mosè “si curvò fino a terra e si prostrò” davanti al Dio dell’Alleanza con Israele. Nel Vangelo di Matteo leggiamo che nel Getsemani Gesù “si gettò con la faccia a terra e si mise a pregare”: nell’angoscia del momento Egli si prostra davanti al Padre e si annulla davanti a Lui, in un gesto di totale obbedienza alla sua volontà. “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :4. Livello liturgico-cristiano Nella celebrazione liturgica cristiana il linguaggio delle mani che si alzano al cielo o che si tendono al fratello aiuta il fedele a esprimere il sentimento interiore che accompagna la preghiera. Il cristiano prega abitualmente con le mani giunte, talora intrecciando le dita, in un atteggiamento che favorisce il raccoglimento e la concentrazione. “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :Prega in ginocchio: il corpo esprime in questo modo la sua dipendenza da Dio e il bisogno di perdono. Prega in piedi, in posizione eretta, simboleggiando il mistero di Cristo Risorto. Prega a braccia aperte, come i fedeli delle prime comunità, durante la recita del “Padre Nostro” nella Messa, esprimendo lo slancio dell’anima verso Dio e, insieme, per ricordare la crocifissione di Gesù. Si tratta di un gesto pieno di fiducia, che ricorda quello di un bambino che si lancia verso i genitori i quali, a loro volta, lo accolgono a braccia aperte: un richiamo alla bontà di Dio Padre che va incontro al figlio Perduto ( cf Lc 15,20). Con questo gesto il sacerdote recita la preghiera della Messa a nome di tutti i fedeli. Il gesto delle braccia che si sollevano diventa gesto sacramentale nel momento dell’Offertorio, della Consacrazione, al termine della preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote alza il pane e il vino. “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :Durante la celebrazione eucaristica i presenti si scambiano una stretta di mano prima della Comunione: un gesto che è preghiera e augurio di pace, segno di quella riconciliazione richiesta perché la preghiera si gradita a Dio (cf Mt 5,23-24). In alcune situazioni i fedeli esprimono questo sentimento con il bacio o l’abbraccio. Il cristiano s’inchina davanti al tabernacolo e all’altare in segno di omaggio. La prostrazione, lo ricordiamo, è prevista dalla liturgia in due occasioni: nella ordinazione sacerdotale e nella consacrazione di una suora di clausura. Il cristiano si percuote il petto accompagnando la confessione dei peccati all’inizio della Messa, sull’esempio evangelico del pubblicano che, entrando nel Tempio per pregare, stava indietro e non ardiva sollevare lo sguardo, ma si batteva il petto (cf Lc 18,13) professandosi peccatore e implorando il perdono divino. L’iconografia cristiana presenta spesso il penitente, eremita, santo o peccatore, che si percuote il petto con un sasso. Il cristiano accompagna la sua preghiera tracciando su di sé il segno della croce e professando in questo modo la sua fede nella Trinità (con le parole) e nell’incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù (con il gesto). Il sacerdote traccia questo segno sui fedeli e sugli oggetti nell’atto di benedire. “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :PER L’APPROFONDIMENTO DIDATTICO 1. Gioco: catena di gesti I partecipanti si siedono a terra formando un cerchio. Il primo giocatore fa un gesto (ad esempio, batte le mani). Il secondo giocatore ripete il gesto e, mentre lo fa, osserva il nuovo gesto che il primo giocatore sta facendo. Il terzo giocatore ripete il gesto fatto dal secondo, mentre questi ripete quello che ha appena finito di fare il primo. Si continua ad aggiungere gesti fino al termine del giro. ( VARI, Il grande libro dei giochi, Elledici, Leumann –TO- 1999, p.68). “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :2. “È un tetto la mano di Dio” - Leggere, commentare, illustrare il canto. “Parlare con il corpo” 3. “Mi stenderò per terra” - Leggere e commentare la poesia, evidenziando le immagini metaforiche. “Mi stenderò per terra sotto il tuo trono e mi tingerò di polvere. Mi metterò ultimo tra i pellegrini, dammi pure un posto sotto tutti. mi stenderò per terra sotto il tuo trono”. (Rabindranath Tagore, Ghitangioli)


“Parlare con il corpo” :4. Mani che parlano Osservare attentamente l’immagine (Compianto di Cristo, Cosmè Tura) e descrivere i gesti delle mani dei vari personaggi rappresentati e il loro significato. “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :6. Vero o falso? - Traccia una croce sulla risposta che ritieni giusta. “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :7. Tanti gesti per pregare - Completa “Parlare con il corpo”


“Parlare con il corpo” :“Parlare con il corpo” Nella diapositiva seguente: costruzione del libretto (Salmo 23) Raccordi interdisciplinari con lingua inglese