Epifania_2008_Butti

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"L'adorazione dei pastori" Ovvero l’epifania secondo Caravaggio (Michelangelo Merisi) 1608, Museo regionale di Messina Maria Grazia Butti www.bauttimariagrazia.blogspot.com

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...Un pò di storia....

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L'Adorazione dei pastori è un episodio del Vangelo largamente raffigurato nel corso della storia dell'Arte per il suo elevato significato pauperistico e per il suo immediato impatto sui credenti. In effetti, il racconto dell'Evangelista Luca, più sensibile all'omaggio dei poveri, racchiude in sé alcuni elementi fondamentali della dottrina Cristiana. La nascita del Cristo viene difatti annunciata ai pastori come momento di salvezza per tutti i popoli e dunque come occasione di riscatto anche per i semplici, gli oppressi e i diseredati.

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L'Adorazione dei pastori di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) fu commissionata nel 1608 dal Senato messinese per decorare l'Altare Maggiore della Chiesa dei Cappuccini. L'opera, oggi al Museo regionale di Messina, fu realizzata dal pittore durante il soggiorno siciliano, in una fase piuttosto complessa della sua travagliata esistenza. Il Merisi, bandito da Roma per aver ucciso tal Ranuccio da Terani durante una rissa, traversò il sud Italia passando per Napoli, Malta, Messina, Palermo e Siracusa, in attesa del perdono che gli permettesse di tornare nell'Urbe. Nel frattempo, "seminava" lungo il suo cammino i capolavori dell'ultimo periodo, destinati a rivoluzionare la pittura nel Meridione.

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Ne L'adorazione dei pastori messinese l'interpretazione dell'episodio sacro è, ancora una volta, profondamente naturalistica. La scena ci viene proposta secondo la descrizione dell'Evangelista Luca: la Sacra Famiglia riceve nella stalla i pastori venuti per adorare il Salvatore. Caravaggio però elimina l'angelo che annunzia la Buona Novella, di solito presente nell'iconografia tradizionale, ritenendo di sottrarre al contesto un elemento sovrannaturale e comunque estraneo alla "quotidianità".

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"L'adorazione dei pastori vista da vicino"

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Dolcissima Madre

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La scena: Maria coccola il suo bambino. Quattro uomini stanno in adorazione. Un bue e un asino rispettano il silenzio. E’ notte. E’ notte fuori, ma è notte anche dentro la capanna. Eppure ci si vede. La fonte di luce che colpisce e modella le figure, non si sa da dove venga. Non può essere la luce di una fiamma, che non avrebbe la forza di colpire da così lontano i vestiti, la pelle e soprattutto le anime dei personaggi. Già questa luce è mistero.

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E’ lei, la luce, che mi regala questa dolcissima madre. ….E’ mia madre a tornarmi vicina nell’abbraccio, a respirarmi addosso, ad inspirare il mio stesso fiato. L’ovale è una totalità. Potrei socchiudere gli occhi e desiderare di restare immobile per sempre in un paradiso di dolcezze senza storia. Ho appena succhiato il suo latte, sto toccando la sua bella carne. Io non so dove sono, io non so chi sono. Sto nuotando nel piacere senza confine, né di tempo né di spazio. Io sto nell’immaginario. Io sento la sua guancia. La sua mano sinistra mi tiene senza sforzo. Certo, ho il diritto di rivivere anch’io, almeno per qualche istante, questo sogno. “Io sto come un bimbo svezzato in braccio a sua madre”, già diceva il salmo. E’ uno di quei momenti che anche il credente sogna, anche se lui ha il coraggio di dire che questo non è affatto un sogno ma un’esperienza che nella fede si prova anche in mezzo alla lotta e ai dispiaceri.

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Ma il sogno-nostalgia si spegne di fronte all’altra mano della madre. La destra è penzoloni per la fatica del parto, per la fatica della giornata, per le emozioni continue. E’ però appoggio sicuro la mangiatoia; è inoltre già distinta dal corpo del Bambino.. Con il pollice sembra modellarlo e con le altre dita sembra preludere a un futuro e certo distacco, che già gli occhi (un po’ tristi) sembrano presagire. Madre comunque sempre giovane. Madre sempre bella. Può un pittore dimenticarsi della madre? Può un uomo vivere senza sentirsi sulla pelle il calore di quella carezza? Può Dio umanizzarsi senza le carezze?

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La realtà E ora arriviamo alla “composizione”. E’ il segreto del quadro.

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Ci sono due diagonali: una parte dal duo Maria-Gesù e arriva all’uomo in piedi e chino. L’altra è formata dalle teste degli altri tre uomini. Le due diagonali si intersecano, formando cioè una croce.

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E’ una croce che sta per essere riposta? E’ una deposizione? Allora il Bambino è l’uomo deposto dalla croce. E Gesù e Maria verrebbero a formare la Pietà. E’ la croce che invece comincia a innalzarsi? Allora Natale è la traiettoria del dono supremo. Allora il Bambino sta dicendo “sì” al Padre.

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Ascoltiamo piuttosto che cosa hanno da dire i quattro uomini. Reazioni diverse

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Il più vecchio (quanta storia incisa su quel cranio!): “ E’ un dono grande, troppo grande! Grazie”. L’uomo dalla spalla scoperta e a mani giunte: “Io sono il Battista. Non pensavo ad un Messia così…

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…Non avevo messo in conto la croce. Immaginavo un grande fuoco e un vento forte. Gridavo a tutti: ‘Farà piazza pulita!’. E invece ora so che chiamandolo ‘Agnello di Dio’ gli avevo dato il nome giusto. E mi sono dovuto convertire anch’io.Un Dio così proprio non me lo aspettavo Qui è solo questione di fede. Vorrei che le mie mani fossero le mani del mondo: allargate e alzate al cielo per invocare, ma congiunte tra loro per tuffarmi nel Mistero che mi sta davanti”.

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L’uomo in piedi: “ Che cosa c’è qui di così profondo? Ero in viaggio con il mio bastone. Ho visto entrare gente. Sono entrato anch’io. Ed ora non riesco più ad andar via. Può durare per sempre questa notte. Mi piacerebbe. Una madre così bella, con il suo bimbo, vivace mi sembra la sorgente e la meta del mio andare. Chissà che da questa sosta non arrivi anche a me la luce giusta per il mio cammino! Che cos’è la vita se non questo stesso miracolo del vivere?... E da dove viene questo miracolo del sentirmi figlio?”.

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L’uomo più vicino a noi: “Sono Giuseppe. Sto scrutando a fondo tutto: i respiri, i movimenti di quei due, che sono stati affidati a me e un po’ mi preoccupo. Ma ora contemplo anch’io, come gli altri tre, un Mistero che è più grande di me. Invidio (ma non è vero) Maria: lei è dentro anche con la carne in questo mistero, soprattutto da quando il suo volto s’è fatto talmente umano da lasciarvi trasparire l’inizio di una umanità nuova. E contento anch’io di fidarmi della fiducia di lei! Però sarà quel che sarà”. Beata lei che ha creduto.

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I quattro hanno parlato. A sigillo di questo percorso Natale-Pasqua (tutto svolto in diagonale), ecco il bastone del Battista ben visibile nella sua ricurvatura finale: è in verticale, è al centro della croce. E’ offerto a chiunque, uscito di qui, voglia camminare dietro il Bimbo che, diventato adulto, inviterà a seguirlo.

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Anch'io presente

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Non hanno parlato invece il bue e l’asino : quiete presenze, docili e preziose. Tutto il mondo semplice è qui. Forse anch’io non ho altra presenza che la loro. Forse anch’io non so vedere (nel senso di credere) “la composizione”. Forse anch’io non prenderò il bastone.

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Ma, fuori di metafora e riprendendo i miei panni di uomo, io lo so che quell’abbraccio materno è il segreto di ogni vita sensata, che quell’abbraccio può anche avvolgere i piedi della Croce e so anche, ma non ho ancora il coraggio di confessarlo a me stesso, che stasera congiungerò le mani come ha fatto il Battista.

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E non mi spiacerebbe immaginare che anche il Caravaggio, tra la rabbia e la fuga, tra la disperazione e il pentimento, tra le passioni e la voglia di creare, abbia congiunto così le mani dopo aver dipinto questa “Adorazione dei pastori” e soprattutto prima di chiudere gli occhi nella morte là a Orbetello, sulla spiaggia toscana, solo, povero e dimenticato.

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Chissà che l’abbia fatto in risposta alla carezza invisibile della “madre”, quella originaria di Caravaggio (in provincia di Bergamo) e quella nativa di Nazareth.

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Realizzone Idr: Butti M. Grazia Fine Testo: Giuseppe Sala Epifania 2008