logging in or signing up Caravaggio - L'incredulità di Tommaso alvin3 Download Post to : URL : Related Presentations : Share Add to Flag Embed Email Send to Blogs and Networks Add to Channel Uploaded from authorPOINT lite Insert YouTube videos in PowerPont slides with aS Desktop Copy embed code: (To copy code, click on the text box) Embed: URL: Thumbnail: WordPress Embed Customize Embed The presentation is successfully added In Your Favorites. Views: 280 Category: Entertainment License: All Rights Reserved Like it (0) Dislike it (0) Added: February 06, 2011 This Presentation is Public Favorites: 0 Presentation Description No description available. Comments Posting comment... Premium member Presentation Transcript Slide 1: Caravaggio: L’incredulità d i TommasoSlide 2: Dal Vangelo secondo Giovanni La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati“. Tommaso , uno dei Dodici, chiamato Dìdimo , non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo“. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!". Gli rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!".Slide 3: A osservarla bene, sembra che la pittura di Caravaggio sia fatta di gesti, di dita tese, di pugni chiusi, di palme aperte. Come se a parlare , nei suoi dipinti, più che i volti siano proprio le mani. Mani che si sfiorano, che si incrociano, che indicano, che toccano, che stringono , che chiedono. Che urlano, perfino. Una sorta di muto linguaggio, e tuttavia universale, e quindi comprensibile a tutti, anche in epoche diverse e in differenti contesti sociali. Le mani protagoniste di questo dipinto sono quelle di Gesù e di Tommaso, ritratte come sono al centro della scena, a catturare subito , senza indugio, il nostro sguardo.Slide 4: Il volto di Cristo, ombreggiato da lunghi capelli, esprime pazienza e rassegnazione. In contrasto con le fronti aggrottate degli apostoli, si legge la sofferenza spirituale, quasi una sorta di rassegnazione per la fragile fede degli uomini, che hanno bisogno di verificare fino in fondo il miracolo di cui sono stati testimoni.Slide 5: Ecco dunque che, obbedendo all'invito del Risorto, l'apostolo ha steso la sua mano. Ma da dubbioso che era, possiamo ben immaginarIo , davanti all'improvvisa apparizione di Gesù, ora è sconcertato , ammutolito, sconvolto. Capisce che gli altri discepoli avevano detto il vero, e improvvisamente si rende conto che il Salvatore è lì proprio davanti a lui, proprio per lui. E di fronte a una rivelazione così grande, insostenibile persino, si fa titubante, esitante. Per questo Gesù lo attira a sé. Con quella mano che ancora reca il segno del chiodo, prende il polso di Tommaso e lo guida verso la ferita del suo costato, con autorità, con fermezza, e tuttavia rassicurandolo a non avere paura, che proprio questo deve essere fatto. Perché lui creda. Perché tutti credano. Didimo vede lo squarcio nel petto di Cristo. E vede la sua mano destra, come se neanche più appartenesse al suo corpo, tirata verso quel buco. Vede il suo dito indice sfiorare le labbra della ferita aperta, e poi penetrare all'interno di essa, sotto la pelle, all'interno dei tessuti, come già aveva fatto la punta di quella lancia sul Golgota .Slide 6: Non è Tommaso, l'Incredulo. Siamo noi, quando riduciamo dentro certi schemi precostituiti e limitati la verità incontenibile della Salvezza , edulcorandola a fiaba per i sempliciotti, sminuendola a esteriore ornamento ... I santi del secolo di Caravaggio lo sapevano bene. Per questo insistevano tanto sul dato esperienziale, sul fare memoria, sul rivivere sulla propria pelle, fin nelle ossa, le tappe dell'incontro di Cristo con l'umanità nella storia. Ignazio di Loyola ne fa la base dei suoi Esercizi spirituali. Filippo Neri lo raccomanda ai suoi oratoriani. Carlo Borromeo non cessa di ripeterlo dal pulpito, ad ogni occasione , nel Duomo di Milano come nella parrocchia più sperduta della sua diocesi. «Tutte queste ferite sono in effetti come molti squarci, il Signore vuole che noi penetriamo in essi, se vogliamo leggere», predica infatti l'arcivescovo di Milano prendendo spunto proprio dal brano evangelico di san Tommaso, sottolineando come l'invito che Gesù fa all'apostolo è rivolto «anche a noi adesso: il suo desiderio è che penetriamo nelle sue ferite e leggiamo ciò che è scritto al loro interno. O quali insegnamenti scopriremo in esse, cristiani, se stendessimo la nostra mano! Metti la mano dentro queste ferite e capirai la tua anima. Metti, cristiano, la tua mano dentro questo costato , e capirai quanto Dio è inorridito dagli eccessi della carne, dalla cupidigia, dalla vanità, dall'orgoglio, dalle impudicizie ... Metti la tua mano dentro questo costato, e riconoscerai quanto sia bella la virtù».Slide 7: Caravaggio non pone il Salvatore nella parte centrale del quadro. E tuttavia non viene in mente nessuna pittura più cristocentrica di questa . Tutto parte da Cristo e tutto arriva a Cristo. La composizione di questa scena, infatti, nella sua apparente, efficace semplicità, è davvero mirabile. C'è un movimento circolare , che dal costato di Gesù sale al suo volto, continuando nelle teste dei tre discepoli, fino a distendersi nel braccio di Tommaso, in quel dito che intercettando il corpo del Redentore dà nuovo e continuo impulso a una sorta di catena che lega l'umano al divino. E c'è un movimento ancora più concentrico, che passa attraverso gli sguardi dei personaggi ritratti, in un crescendo di emozioni e di consapevolezza.Slide 8: La disposizione delle figure, invece, crea una sorta di croce: memento della Passione, ma anche dell'universalità del messaggio evangelico, che da quel momento , da quella casa, si diffonderà in tutto il mondo grazie proprio agli apostoli, testimoni del Risorto , la cui missione si svolgerà da nord a sud, da est a ovest.Slide 9: Il corpo di Cristo è come avvolto da una luce calda, morbida, che proviene da sinistra. Ma è luce lui stesso. La sua pelle infatti sembra come d'avorio, luminosa. Il suo fisico, pur recando ancora i segni della croce, appare rinato, rinvigorito, senza macchia. I Vangeli non ci descrivono con esattezza quale era l'aspetto del Risorto . Ma gli artisti, fin dagli albori del cristianesimo, l'hanno desunto da quello splendore da cui erano circonfusi quegli stessi emissari angelici attorno al sepolcro. L'hanno colto in quella trasfigurazione che parve già preannuncio di risurrezione, dove il volto di Gesù «brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.Slide 10: Il gruppo delle figure, l'abbiamo notato, è serrato. I tre discepoli sulla destra, poi, che guardano verso Gesù, sono letteralmente addossati l'uno all'altro . Perché questa soluzione spaziale? Tommaso, ricordiamolo, è incredulo perché quando Gesù risorto si è manifestato ai discepoli lui non c'era, ci dice Giovanni . Come se lui non facesse più parte del gruppo. Il rivelarsi di Cristo per la seconda volta, invece, con l'invito rivolto proprio a lui a vedere e a toccare, non soltanto lo trasforma da incredulo a credente , ma spezza di fatto la sua solitudine, riammettendolo finalmente e definitiva mente nella comunità dei discepoli, e quindi dei cristiani: nella Chiesa, in una parola.Slide 11: Per questo, dunque, noi non sappiamo chi sono i due discepoli accanto a Tommaso. Non lo sappiamo perché sono una " invenzione " del Merisi : il Vangelo di Giovanni, infatti, non ci dice nulla. Tali figure non vogliono rappresentare qualcuno di specifico all'interno del gruppo degli Undici, ma sono il simbolo dell'intera comunità dei discepoli, dei seguaci di Gesù nell'età apostolica, se non addirittura di tutti i cristiani.Slide 12: I tre uomini, infatti, Tommaso compreso, appaiono di umile condizione: i capelli arruffati, le barbe piuttosto incolte, gli abiti miseri, perfino sfilacciati (di eccezionale verismo quello strappo sulla spalla di Didimo, posto lì, con tale evidenza, da sembrare quasi un parallelo, "umano", del divino squarcio nel costato di Cristo!). Uomini semplici, insomma, lavoratori, del popolo: come in effetti erano. Facce dignitose, ma non certo angeliche, che in quelle rughe dimostrano di sapere quanto dura e difficile sia la vita. Qualcuno li ha definiti degli "sgherri", più che degli apostoli ...Slide 13: Il Signore è Risorto anche per loro, soprattutto per loro: «lo non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori», dice Gesù". I peccatori di ieri, di oggi, di domani. Perché quelle vesti, le si osservi con attenzione, sono moderne, sono quelle del tempo di Caravaggio stesso, e denunciano quindi, ancora una volta, un bisogno di con temporaneità, la validità perpetua, per tutti i tempi, del messaggio evangelico.Slide 14: Cristo chiama e attira, prendendo il polso di Tommaso. E svela il suo Mistero d'amore e di salvezza. Con la mano destra, infatti, con gesto altrettanto eloquente, teatrale persino, Cristo scosta il lembo del bianco lenzuolo in cui è avvolto, quasi fosse il mantello di un antico filosofo o di un biblico profeta (o meglio: la somma, il superamento di tutti i filosofi e di tutti i profeti), e mostra il costato , come a ripetere: «lo sono la verità, la via e la vita-". Parole fondamentali , definitive, che Gesù aveva pronunciato nella sera dell'ultima cena, rispondendo alla domanda di un apostolo. Chi? Proprio Tommaso ... Che solo ora, però, solo in questo momento riesce finalmente, veramente a comprendere.Slide 15: Il privilegio che fu soltanto di Mosè sul Sinai è ora concesso anche agli apostoli, e tramite la loro testimonianza, come in uno specchio, appunto, a tutti i cristiani. Per questo, al prostrarsi di Tommaso di fronte al suo Signore, all'inchinarsi degli altri due discepoli verso il Risorto, Gesù risponde piegando il capo a sua volta verso Didimo, con un movimento di infinita tenerezza, facendosi vicino, prossimo all'umanità intera. Come già nel mistero della notte santa, alla grotta di Betlemme, Dio scende in mezzo agli uomini, rivelandosi, amandoci. You do not have the permission to view this presentation. In order to view it, please contact the author of the presentation.
Caravaggio - L'incredulità di Tommaso alvin3 Download Post to : URL : Related Presentations : Share Add to Flag Embed Email Send to Blogs and Networks Add to Channel Uploaded from authorPOINT lite Insert YouTube videos in PowerPont slides with aS Desktop Copy embed code: (To copy code, click on the text box) Embed: URL: Thumbnail: WordPress Embed Customize Embed The presentation is successfully added In Your Favorites. Views: 280 Category: Entertainment License: All Rights Reserved Like it (0) Dislike it (0) Added: February 06, 2011 This Presentation is Public Favorites: 0 Presentation Description No description available. Comments Posting comment... Premium member Presentation Transcript Slide 1: Caravaggio: L’incredulità d i TommasoSlide 2: Dal Vangelo secondo Giovanni La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi". Detto questo, soffiò e disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati“. Tommaso , uno dei Dodici, chiamato Dìdimo , non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo“. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!". Gli rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!".Slide 3: A osservarla bene, sembra che la pittura di Caravaggio sia fatta di gesti, di dita tese, di pugni chiusi, di palme aperte. Come se a parlare , nei suoi dipinti, più che i volti siano proprio le mani. Mani che si sfiorano, che si incrociano, che indicano, che toccano, che stringono , che chiedono. Che urlano, perfino. Una sorta di muto linguaggio, e tuttavia universale, e quindi comprensibile a tutti, anche in epoche diverse e in differenti contesti sociali. Le mani protagoniste di questo dipinto sono quelle di Gesù e di Tommaso, ritratte come sono al centro della scena, a catturare subito , senza indugio, il nostro sguardo.Slide 4: Il volto di Cristo, ombreggiato da lunghi capelli, esprime pazienza e rassegnazione. In contrasto con le fronti aggrottate degli apostoli, si legge la sofferenza spirituale, quasi una sorta di rassegnazione per la fragile fede degli uomini, che hanno bisogno di verificare fino in fondo il miracolo di cui sono stati testimoni.Slide 5: Ecco dunque che, obbedendo all'invito del Risorto, l'apostolo ha steso la sua mano. Ma da dubbioso che era, possiamo ben immaginarIo , davanti all'improvvisa apparizione di Gesù, ora è sconcertato , ammutolito, sconvolto. Capisce che gli altri discepoli avevano detto il vero, e improvvisamente si rende conto che il Salvatore è lì proprio davanti a lui, proprio per lui. E di fronte a una rivelazione così grande, insostenibile persino, si fa titubante, esitante. Per questo Gesù lo attira a sé. Con quella mano che ancora reca il segno del chiodo, prende il polso di Tommaso e lo guida verso la ferita del suo costato, con autorità, con fermezza, e tuttavia rassicurandolo a non avere paura, che proprio questo deve essere fatto. Perché lui creda. Perché tutti credano. Didimo vede lo squarcio nel petto di Cristo. E vede la sua mano destra, come se neanche più appartenesse al suo corpo, tirata verso quel buco. Vede il suo dito indice sfiorare le labbra della ferita aperta, e poi penetrare all'interno di essa, sotto la pelle, all'interno dei tessuti, come già aveva fatto la punta di quella lancia sul Golgota .Slide 6: Non è Tommaso, l'Incredulo. Siamo noi, quando riduciamo dentro certi schemi precostituiti e limitati la verità incontenibile della Salvezza , edulcorandola a fiaba per i sempliciotti, sminuendola a esteriore ornamento ... I santi del secolo di Caravaggio lo sapevano bene. Per questo insistevano tanto sul dato esperienziale, sul fare memoria, sul rivivere sulla propria pelle, fin nelle ossa, le tappe dell'incontro di Cristo con l'umanità nella storia. Ignazio di Loyola ne fa la base dei suoi Esercizi spirituali. Filippo Neri lo raccomanda ai suoi oratoriani. Carlo Borromeo non cessa di ripeterlo dal pulpito, ad ogni occasione , nel Duomo di Milano come nella parrocchia più sperduta della sua diocesi. «Tutte queste ferite sono in effetti come molti squarci, il Signore vuole che noi penetriamo in essi, se vogliamo leggere», predica infatti l'arcivescovo di Milano prendendo spunto proprio dal brano evangelico di san Tommaso, sottolineando come l'invito che Gesù fa all'apostolo è rivolto «anche a noi adesso: il suo desiderio è che penetriamo nelle sue ferite e leggiamo ciò che è scritto al loro interno. O quali insegnamenti scopriremo in esse, cristiani, se stendessimo la nostra mano! Metti la mano dentro queste ferite e capirai la tua anima. Metti, cristiano, la tua mano dentro questo costato , e capirai quanto Dio è inorridito dagli eccessi della carne, dalla cupidigia, dalla vanità, dall'orgoglio, dalle impudicizie ... Metti la tua mano dentro questo costato, e riconoscerai quanto sia bella la virtù».Slide 7: Caravaggio non pone il Salvatore nella parte centrale del quadro. E tuttavia non viene in mente nessuna pittura più cristocentrica di questa . Tutto parte da Cristo e tutto arriva a Cristo. La composizione di questa scena, infatti, nella sua apparente, efficace semplicità, è davvero mirabile. C'è un movimento circolare , che dal costato di Gesù sale al suo volto, continuando nelle teste dei tre discepoli, fino a distendersi nel braccio di Tommaso, in quel dito che intercettando il corpo del Redentore dà nuovo e continuo impulso a una sorta di catena che lega l'umano al divino. E c'è un movimento ancora più concentrico, che passa attraverso gli sguardi dei personaggi ritratti, in un crescendo di emozioni e di consapevolezza.Slide 8: La disposizione delle figure, invece, crea una sorta di croce: memento della Passione, ma anche dell'universalità del messaggio evangelico, che da quel momento , da quella casa, si diffonderà in tutto il mondo grazie proprio agli apostoli, testimoni del Risorto , la cui missione si svolgerà da nord a sud, da est a ovest.Slide 9: Il corpo di Cristo è come avvolto da una luce calda, morbida, che proviene da sinistra. Ma è luce lui stesso. La sua pelle infatti sembra come d'avorio, luminosa. Il suo fisico, pur recando ancora i segni della croce, appare rinato, rinvigorito, senza macchia. I Vangeli non ci descrivono con esattezza quale era l'aspetto del Risorto . Ma gli artisti, fin dagli albori del cristianesimo, l'hanno desunto da quello splendore da cui erano circonfusi quegli stessi emissari angelici attorno al sepolcro. L'hanno colto in quella trasfigurazione che parve già preannuncio di risurrezione, dove il volto di Gesù «brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.Slide 10: Il gruppo delle figure, l'abbiamo notato, è serrato. I tre discepoli sulla destra, poi, che guardano verso Gesù, sono letteralmente addossati l'uno all'altro . Perché questa soluzione spaziale? Tommaso, ricordiamolo, è incredulo perché quando Gesù risorto si è manifestato ai discepoli lui non c'era, ci dice Giovanni . Come se lui non facesse più parte del gruppo. Il rivelarsi di Cristo per la seconda volta, invece, con l'invito rivolto proprio a lui a vedere e a toccare, non soltanto lo trasforma da incredulo a credente , ma spezza di fatto la sua solitudine, riammettendolo finalmente e definitiva mente nella comunità dei discepoli, e quindi dei cristiani: nella Chiesa, in una parola.Slide 11: Per questo, dunque, noi non sappiamo chi sono i due discepoli accanto a Tommaso. Non lo sappiamo perché sono una " invenzione " del Merisi : il Vangelo di Giovanni, infatti, non ci dice nulla. Tali figure non vogliono rappresentare qualcuno di specifico all'interno del gruppo degli Undici, ma sono il simbolo dell'intera comunità dei discepoli, dei seguaci di Gesù nell'età apostolica, se non addirittura di tutti i cristiani.Slide 12: I tre uomini, infatti, Tommaso compreso, appaiono di umile condizione: i capelli arruffati, le barbe piuttosto incolte, gli abiti miseri, perfino sfilacciati (di eccezionale verismo quello strappo sulla spalla di Didimo, posto lì, con tale evidenza, da sembrare quasi un parallelo, "umano", del divino squarcio nel costato di Cristo!). Uomini semplici, insomma, lavoratori, del popolo: come in effetti erano. Facce dignitose, ma non certo angeliche, che in quelle rughe dimostrano di sapere quanto dura e difficile sia la vita. Qualcuno li ha definiti degli "sgherri", più che degli apostoli ...Slide 13: Il Signore è Risorto anche per loro, soprattutto per loro: «lo non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori», dice Gesù". I peccatori di ieri, di oggi, di domani. Perché quelle vesti, le si osservi con attenzione, sono moderne, sono quelle del tempo di Caravaggio stesso, e denunciano quindi, ancora una volta, un bisogno di con temporaneità, la validità perpetua, per tutti i tempi, del messaggio evangelico.Slide 14: Cristo chiama e attira, prendendo il polso di Tommaso. E svela il suo Mistero d'amore e di salvezza. Con la mano destra, infatti, con gesto altrettanto eloquente, teatrale persino, Cristo scosta il lembo del bianco lenzuolo in cui è avvolto, quasi fosse il mantello di un antico filosofo o di un biblico profeta (o meglio: la somma, il superamento di tutti i filosofi e di tutti i profeti), e mostra il costato , come a ripetere: «lo sono la verità, la via e la vita-". Parole fondamentali , definitive, che Gesù aveva pronunciato nella sera dell'ultima cena, rispondendo alla domanda di un apostolo. Chi? Proprio Tommaso ... Che solo ora, però, solo in questo momento riesce finalmente, veramente a comprendere.Slide 15: Il privilegio che fu soltanto di Mosè sul Sinai è ora concesso anche agli apostoli, e tramite la loro testimonianza, come in uno specchio, appunto, a tutti i cristiani. Per questo, al prostrarsi di Tommaso di fronte al suo Signore, all'inchinarsi degli altri due discepoli verso il Risorto, Gesù risponde piegando il capo a sua volta verso Didimo, con un movimento di infinita tenerezza, facendosi vicino, prossimo all'umanità intera. Come già nel mistero della notte santa, alla grotta di Betlemme, Dio scende in mezzo agli uomini, rivelandosi, amandoci.