logging in or signing up tesina power point aSGuest52007 Download Post to : URL : Related Presentations : Share Add to Flag Embed Email Send to Blogs and Networks Add to Channel Uploaded from authorPOINT lite Insert YouTube videos in PowerPont slides with aS Desktop Copy embed code: Embed: Flash iPad Dynamic Copy Does not support media & animations Automatically changes to Flash or non-Flash embed WordPress Embed Customize Embed URL: Copy Thumbnail: Copy The presentation is successfully added In Your Favorites. Views: 11223 Category: Entertainment License: All Rights Reserved Like it (2) Dislike it (1) Added: June 30, 2010 This Presentation is Public Favorites: 1 Presentation Description No description available. Comments Posting comment... Premium member Presentation Transcript I.I.S. ORIANI-MAZZINI TESINA ESAME DI STATO DI MARINA MASOODCLASSE: 5°E AZIENDALEANNO SCOLASTICO: 2009/2010 : I.I.S. ORIANI-MAZZINI TESINA ESAME DI STATO DI MARINA MASOODCLASSE: 5°E AZIENDALEANNO SCOLASTICO: 2009/2010 TITOLO: : TITOLO: 8 MARZO: RICORRENZA DI UNA TRAGEDIA FEMMINILE MATERIE: : MATERIE: STORIA: Storia e origine della festa della donna; il movimento femminista; le suffragette. DIRITTO: Diritti delle donne. ECONOMIA: Donna e lavoro. Slide 4: INTRODUZIONE TESINA Ho scelto come argomento “ LA QUESTIONE FEMMINILE ” poiché mi affascina in prima persona, in quanto tratta della donna e delle conquiste che ha ottenuto nella società e nel mondo del lavoro nel corso degli anni. Ho deciso d’affrontare come la donna, partendo dal movimento femminista fino ad oggi, sia riuscita ad affermare i propri diritti, e ad assumere un ruolo importante nella società. Questo argomento mi affascina molto poiché mi permette di evidenziare l’importanza di essere donna e il riconoscimento delle pari opportunità. Slide 5: Giornata Internazionale della Donna L’8 MARZO L’origine La Giornata Internazionale della Donna, comunemente definita Festa della Donna, ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia. Questo triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte negli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica. Slide 6: Successivamente, la data dell'8 marzo assunse un'importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Ai giorni nostri la festa della donna è molto attesa , le associazioni di donne organizzano manifestazioni e convegni sull'argomento, cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi che pesano ancora oggi sulla condizione della donna, ma è attesa anche dai fiorai che in quel giorno vendono una grande quantità di mazzetti di mimose, divenute il simbolo di questa giornata. Slide 7: Un ramo di mimosa (Acacia dealbata),fiore che in molte culture è il simbolo della festa della donna. Nel settembre del 1944 si costituì a Roma l’UDI, Unione Donne Italiane, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, le prime giornate della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo. Slide 8: Con il termine suffragette si indicano le appartenenti a un movimento di emancipazione femminile nato per ottenere il diritto di voto per le donne (dalla parola "suffragio" che significa "dichiarazione della propria volontà in procedimenti elettivi o deliberativi; voto"). In generale la parola "suffragetta" ha finito per indicare l'atteggiamento femminista. Il notevole e crescente benessere dovuto all'industrializzazione cambiò radicalmente la vita delle donne. Sin dai primi anni del novecento, dall'Inghilterra si affermò il movimento femminile che ebbe i suoi maggiori successi quando Emmeline Pankhurst fondò, nel 1903, la ""Women's Social and Political Union (WSPU)" (Unione sociale e politica delle donne) con il preciso intento di far ottenere alle donne il diritto di voto politico poiché era concesso solo agli uomini tranne che per le elezioni ai consigli municipali e per le elezioni di contea. Il movimento femminile aveva come scopo quindi il raggiungimento di una parità rispetto agli uomini non solo dal punto di vista politico ma anche giuridico ed economico. Le donne volevano poter insegnare nelle scuole superiori, l'uguaglianza dei diritti civili, svolgere le stesse professioni degli uomini e soprattutto godere del diritto elettorale o di suffragio, termine dal quale deriva appunto il nome con il quale si era soliti indicare le partecipanti al movimento: suffragette. LE SUFFRAGETTE Slide 9: Le aderenti al movimento usavano diffondere la proprie idee attraverso comizi, scritte sui muri o cartelli con slogan del tipo "Votes for women“. Spesso queste manifestazioni venivano soffocate con la violenza da parte delle forze dell'ordine e con l'arresto di molte militanti femministe che, nonostante i vari impedimenti, riuscirono comunque ad ottenere ciò per cui lottavano e vinsero così la loro battaglia. Nel 1918 il parlamento britannico approvò la proposta del diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età (sopra i 30 anni) che furono ammesse al voto politico; più tardi con la legge del 2 luglio 1928 il suffragio fu esteso a tutte le donne. Negli Stati Uniti le donne riuscirono a ottenere il suffragio nel 1920, in Germania nel 1919, in Francia nel 1945 e in Italia nel 1946, solo dopo la seconda guerra mondiale, ma il primo paese a riconoscere il suffragio universale femminile fu la Nuova Zelanda nel 1893. Slide 10: IL FEMMINISMO Slide 11: Storia del femminismo Il femminismo è un movimento che si propone di estendere i diritti della donna nella società, e apparve per la prima volta in Francia all'epoca della Rivoluzione francese. Una delle maggiori esponenti del movimento femminista è stata Olympe de Gouges che nel 1971 presentò di fronte all'Assemblea Costituente di Parigi, una “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” rivendicando i diritti delle donne. La petizione fu però respinta da Robespierre. Nella dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina Olympe de Gouges dichiarava l’uguaglianza politica e sociale tra l’uomo e la donna. Inoltre, lottò per i suoi ideali e per difendere la parità dei sessi al punto di sacrificare la stessa vita. Olympe de Gouges Slide 12: In quegli stessi anni, nel 1792, l'inglese Mary Wollstonecraft (1759-1797) comprese subito la grande importanza che la Rivoluzione francese poteva assumere per lo sviluppo dell'eguaglianza sociale e civile dei cittadini, difendendola nella sua A Vindication of the Rights of Woman (Rivendicazione dei diritti della donna), in cui scriveva che «è ora di effettuare una rivoluzione nei modi di vivere delle donne - è ora di restituire loro la dignità perduta - e di far sì che esse, in quanto parte della specie umana, operino riformando sè stesse per riformare il mondo». MARY WOLLSTONECRAFT Slide 13: In seguito, nel diciannovesimo secolo, il femminismo divenne un movimento organizzato con lo scopo di diffondere la consapevolezza dell’ingiusto trattamento riservato alle donne. Questo movimento si sviluppò principalmente negli Stati Uniti, dove si tennero alcuni convegni in merito. In America venivano organizzati cortei dalle suffragette che combattevano per il diritto di voto. Successivamente il movimento femminista fece sentire la propria voce anche negli ambiti lavorativi e nella vita sociale. Fu però soprattutto nella letteratura che la donna assunse un ruolo importante e riconosciuto, infatti autrici come Virginia Woolf, raccontarono nei propri libri l’immagine della donna nuova, indipendente che prende sempre più coscienza di sè. VIRGINIA WOOLF Slide 14: Gli anni ’60 La critica al “ruolo femminile” si manifesterà a partire dal 1963 con l’uscita, negli Usa, del libro di Betty Friedan, “Mistica della Femminilità”, nel quale l’autrice denuncia il ruolo coatto di “sposa” e di “madre” della donna americana e rivendica l’uguaglianza della donna all’uomo nel campo professionale, culturale e politico. In 14 ampi capitoli la Friedan in parte svolge un'inchiesta di taglio sociologico sulla condizione della donna, descrivendone soprattutto il posto nel lavoro, nell'istruzione e in vari campi di attività; in parte analizza le componenti che sono intervenute a costruire la mistica della femminilità. Nell'ultimo capitolo, intitolato Un nuovo programma di vita per le donne, indica come soluzione desiderabile non la dura scelta tra matrimonio e carriera, ma la ricerca di integrazione tra matrimonio, maternità, realizzazione personale. BETTY FRIEDAN Slide 15: Betty Friedan è nata il 4 febbraio 1921 a Peoria. è stata una attivista statunitense, teorica del movimento femminista degli anni sessanta e settanta, famosa per aver pubblicato nel 1963 il saggio “La mistica della femminilità”, testo di critica del ruolo femminile all’interno della società contemporanea che, secondo l’autrice, era all’origine di numerose forme di alienazione. E’ morta a Washington il 4 febbraio 2006 all’età di 85 anni stroncata da un infarto. La Friedan è considerata una delle madri del femminismo la quale ha contribuito a cambiare radicalmente la società americana ed europea del dopoguerra. Nell'ottobre 1966 Betty Friedan fondò il NOW - National Organization for Women, organizzazione che raccolse un ampio numero di collettivi e gruppi femministi degli Stati Uniti. Negli anni settanta si impegnò nella battaglia per l'approvazione delle leggi sull'aborto, sul lavoro femminile ed altri provvedimenti per i diritti delle donne. Slide 16: Gli anni ‘70 1972: manifestazioni femministe Dal 1970 al 1980 il movimento femminista occidentale comincia a porsi obiettivi rivoluzionari, negli Usa, in Francia, Germania, Italia, ecc. Il via viene dato, sempre negli Usa, nel 1969 dall'uscita del libro di Kate Millet, Sexual politics, portabandiera della corrente radicale del femminismo, secondo la quale i rapporti tra i sessi sono rapporti di potere e il patriarcato tuttora vigente è un sistema di oppressione contro le donne. 1977: Manifestazioni femministe italiane Slide 17: I DIRITTI CIVILI IN ITALIA Negli anni settanta il movimento delle donne, almeno nella sua parte maggioritaria, ha centrato le sue pratiche politiche dall'analisi della soggettività a un ambito sociale lottando per la conquista di più ampi diritti civili che hanno portato in Italia: L’introduzione del divorzio nel 1970; La modifica del diritto di famiglia nel 1975; L’istituzione dei consultori familiari 1975; La legge sulle pari opportunità 1977; La liberazione dei contraccettivi; L’approvazione della legge che regola l’aborto nel 1978; La costituzione dei Centri antiviolenza; La costituzione delle Case delle donne. Slide 18: è l'istituto giuridico che permette lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio quando tra i coniugi è venuta meno la comunione spirituale e materiale di vita ed essa non può essere in nessun caso ricostituita. Si parla di scioglimento qualora sia stato contratto matrimonio con rito civile, di cessazione degli effetti civili qualora sia stato celebrato matrimonio concordatario. Anche il procedimento di divorzio può seguire due percorsi alternativi, a secondo che vi sia o meno consenso tra i coniugi: divorzio congiunto, quando c'è accordo dei coniugi su tutte le condizioni, in questo caso il ricorso è presentato congiuntamente da entrambi i coniugi; divorzio giudiziale, quando non c'è accordo sulle condizioni, in questo caso il ricorso può essere presentato anche da un solo coniuge. Il divorzio è disciplinato dal codice civile (art. 149 c.c.), dalla legge 898/1970 (che ha introdotto l'istituto per la prima volta in Italia) e dalla legge n. 74/1987 (che ha apportato delle modifiche significative alla precedente). IL DIVORZIO Slide 19: Il primo libro del codice venne riformato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151 "Riforma del diritto di famiglia", che apportò modifiche tese ad uniformare le norme ai principi costituzionali. Con questa legge venne riconosciuta la parità giuridica dei coniugi, venne riconosciuta ai figli naturali la stessa tutela prevista per i figli legittimi, venne istituita la comunione dei beni come regime patrimoniale legale della famiglia (in mancanza di diversa convenzione) e la patria potestà venne sostituita dalla potestà di entrambi i genitori che hanno identici diritti e doveri e non più solo al padre. DIRITTO DI FAMIGLIA Slide 20: sono nati sulla spinta del movimento delle donne degli anni Settanta, portando il potente messaggio di un cambiamento del concetto di salute. Istituiti formalmente nel 1975 (legge 405/75) sono servizi di assistenza alla famiglia e alla maternità e hanno come scopi: L’assistenza psicologica e sociale per preparazione a maternità e paternità responsabile per i problemi della coppia e della famiglia; Tutela della salute della donna in gravidanza e del nascituro; Divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi e i farmaci adatti a ciascun caso; Sostegno agli adolescenti nei rapporti interpersonali e sociali. In Italia molte donne utilizzano i Consultori Familiari per effettuare visite di controllo, esami specialistici e, soprattutto, per ricevere informazioni sulla contraccezione, menopausa e sulla prevenzione in generale. Il servizio è gratuito. I CONSULTORI FAMILIARI Slide 21: è l’interruzione prematura di una gravidanza. Questo può avvenire per cause naturali (aborto spontaneo) o essere provocata artificialmente (interruzione volontaria della gravidanza). Molti sono i motivi che giustificano la legalizzazione dell’aborto, tra questi: il vietarlo non ne impedisce la pratica, la rende invece clandestina, costosa e pericolosa; la vita di una madre ha più valore di quella di un feto; la maternità deve essere una scelta responsabile e consapevole, e non il frutto, ad esempio, del malfunzionamento di un contraccettivo; la vita per un bambino non desiderato, specialmente se gravemente malato, potrebbe non essere la soluzione migliore. Il 22 maggio 1978 veniva approvata la “storica” legge 194, con la quale si riconosceva il diritto della donna ad interrompere, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la gravidanza indesiderata. L' ABORTO Slide 22: LA LEGISLAZIONE DEL LAVORO FEMMINILE Slide 23: sono luoghi in cui vengono accolte le donne che hanno subito violenza. Grazie all’accoglienza telefonica, ai colloqui personali, all’ospitalità in case rifugio e ai numerosi altri servizi offerti, le donne sono coadiuvate nel loro percorso di uscita dalla violenza. Percosse, ricatti, insulti, minacce, privazioni economiche e uccisione della propria moglie e dei figli venivano considerati normali conflitti familiari fino a pochi anni fa, se non addirittura mezzi di giusta correzione, ed erano considerati fatti privati nei quali nessuno si doveva intromettere. Ma sono state le donne ad insorgere e a dire no. Il primo rifugio europeo fu fondato nel 1971 da Erin Pizzey ("Erin Pizzey, fondatrice dei moderni rifugi per donne"). È stato merito del movimento femminista se la violenza domestica è stata portata alla luce, nominata, definita nella sua complessità, create strutture di aiuto alle donne e posto la questione alle istituzioni come vero e proprio problema sociale. Oggi parlare di violenza di genere non è più un tabu, di cui vergognarsi e rompere il silenzio per molte donne è diventata realtà quotidiana anche grazie all'esistenza dei Centri antiviolenza. In Italia i primi Centri Antiviolenza sono nati solo alla fine degli anni ’90 ad opera di associazioni di donne, tra cui la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna e la Casa delle donne maltrattate di Milano. Ad oggi sono varie le organizzazioni che lavorano sui vari tipi di violenza. I Centri Antiviolenza in Italia si sono riuniti nella Rete nazionale dei Centri antiviolenza e delle Case delle donne. I CENTRI ANTIVIOLENZA LA TUTELA DELLALAVORATRICE MADRE : LA TUTELA DELLALAVORATRICE MADRE Cosa dice la legge per la salvaguardia del posto di lavoro, quali sono i lavori da evitare e quali gli obblighi? La legge italiana prevede un periodo di sospensione dal lavoro prima del parto e l’incompatibilità della gravidanza con lavori particolarmente faticosi o a rischio di provocare danni al nascituro. In alcuni casi sono le condizioni a rischio della donna a consigliare la sospensione anticipata dal lavoro anche quando questo non è particolarmente faticoso. Nella maggior parte dei casi, comunque, il lavoro non è controindicato per il normale proseguire della gravidanza. La maggior parte delle gravidanze sono fisiologiche e compatibili con una normale attività lavorativa. L’articolo 37 della Costituzione italiana garantisce alle lavoratrici «condizioni di lavoro che assicurino alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione». Ciò si è tradotto in diverse leggi, di cui l’ultima attualmente in vigore è la Legge 1204 del 1971: “Tutela fisica e economica delle lavoratrici madri”. Slide 25: La salvaguardia del posto di lavoro L’art. 2 della legge 1204 stabilisce che: la lavoratrice non può essere licenziata durante il periodo compreso tra l’inizio della gravidanza e il compimento del 1° anno di età del bambino. Questa norma vale per tutte le donne che lavorano come dipendenti: a prescindere dal fatto che il datore di lavoro sia un privato, un Ente pubblico (come lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune) o una cooperativa (della quale si può anche essere socie). La donna non può essere licenziata nemmeno se è apprendista e, per legge, non può essere neppure “cassintegrata”. Anche il posto delle lavoratrici stagionali è assicurato: la donna che rimane incinta nel periodo in cui l’attività è sospesa, ha il diritto di essere richiamata quandol’azienda riprende il lavoro. Dal 1991, anche le collaboratrici familiari hanno ottenuto questa garanzia. I casi in cui si può essere licenziate durante la gravidanza e nel corso del primo anno divita del bambino sono tre: se l’azienda chiude; se si ha un contratto “a termine” che scade proprio in quel periodo; in caso di “colpa grave” della lavoratrice (come per esempio il furto commesso in azienda). Nel caso in cui si abbia una violazione della legge di tutela alla maternità da parte del datore di lavoro (cioè di licenziamento immotivato), è possibile ottenere un aiuto dalle associazioni sindacali di categoria, mentre l’organo giurisdizionale cui rivolgersi per far valere i propri diritti è la Pretura del Lavoro. Slide 26: Astensione Obbligatoria Ferma restando la durata dell’astensione obbligatoria di 5 mesi, la nuova legge (art.12) introduce - dal 28 marzo 2000 - la possibilità di continuare a lavorare fino all’8° mese di gravidanza utilizzando così un solo mese prima del parto e 4 mesi dopo il parto. Tale facoltà può essere esercitata a condizione che sia un ginecologo del SSN sia un medico competente per la salute nei luoghi di lavoro attestino che tale scelta non pregiudichi la salute della gestante e del bambino. Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della nuova legge un decreto individuerà con apposito elenco i lavori per i quali sarà vietata l’astensione obbligatoria flessibile. Durante questo periodo di “astensione obbligatoria” dal lavoro, la dipendente percepirà dall’INPS un’indennità giornaliera che è pari all’80% della sua retribuzione: la somma le viene versata attraverso il datore di lavoro. Molti contratti di categoria o aziendali, prevedono un’indennità integrativa a carico dell’azienda: in questi casi la mamma percepisce l’intero stipendio. Per legge, comunque, e ciò vale anche per le impiegate del settore pubblico, la retribuzione non può mai essere inferiore all’80%. La legge specifica che, per le dipendenti da Enti pubblici, sarà il regolamento di ogni singola amministrazione a stabilire l’ammontare dell’indennità obbligatoria (che comunque non è mai inferiore all’80% dello stipendio). LA TUTELA DELLA LAVORATRICE CHECONTRAE MATRIMONIO : LA TUTELA DELLA LAVORATRICE CHECONTRAE MATRIMONIO La legge 9 gennaio 1963, n. 7 ha introdotto il principio del <<divieto di licenziamento a causa di matrimonio>> per tutte le imprese private, con esclusione, di quelle addette ai servizi familiari e domestici. Sono quindi nulli i licenziamenti intimati a causa del matrimonio, se attuati nel periodo intercorrente dalla richiesta di pubblicazione matrimoniale sino ad un anno dopo la celebrazione delle nozze, a meno che il licenziamento non avvenga per giusta causa, per cessazione dell'attività dell'azienda, per scadenza del termine del contratto a tempo determinato o durante il periodo di prova. Infatti, il licenziamento a causa di matrimonio è contrario ai principi delle nostre leggi e, in particolare, della nostra Costituzione che assicura a tutti i cittadini il diritto alla formazione della famiglia e della donna lavoratrice l'adempimento della sua essenziale funzione di madre (artt. 2, 29 e 31). Inoltre la libertà di contrarre matrimonio costituisce un diritto inviolabile della persona umana. Qualora il licenziamento avvenga nonostante il divieto della legge questo viene considerato nullo e, pertanto, la lavoratrice ha diritto alla retribuzione sino al momento della sua riassunzione. Le dimissioni per matrimonio della lavoratrice devono essere approvate, entro un mese dall'ufficio del lavoro. Il ruolo di capo-famiglia, alla stessa stregua del marito, emerge dalla legge che estende alla donna lavoratrice il diritto di chiedere, al posto del marito, l'assegno per il nucleo familiare. PARI OPPORTUNITA’ UOMO-DONNA : PARI OPPORTUNITA’ UOMO-DONNA Decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 5 Attuazione della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Con l’approvazione del d.lgs. n. 5/2010 sono state apportate importanti modifiche al codice delle pari opportunità tra uomo e donna (d.lgs. n. 198/2006). E’ stato introdotto il principio del mainstreaming di genere, in base al quale la formulazione e l‘attuazione di leggi, regolamenti, atti amministrativi, politiche e attività devono tener conto dell’obiettivo della parità uomo-donna. Codice delle pari opportunità Art. 1 Divieto di discriminazione e parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini, nonché integrazione dell’obiettivo della parità tra donne e uomini in tutte le politiche e attività. Le disposizioni del presente decreto hanno ad oggetto le misure volte ad eliminare ogni discriminazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza e come scopo di compromettere o di impedire il riconoscimento, il godimento o l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo. La parità di trattamento di opportunità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi compresi quelli dell’occupazione, del lavoro e della retribuzione. Slide 29: Il principio della parità non prevede il mantenimento o l’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato. L’obiettivo della parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini deve essere tenuto presente nella formulazione e attuazione, a tutti i livelli e ad opera di tutti gli attori, di leggi, regolamenti, atti amministrativi, politiche e attività. E’ vietata qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma, o in qualsiasi altra forma, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, nonché la promozione, indipendentemente dalla modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale. Sono vietati trattamenti economici differenziati: a uno stesso lavoro, o in presenza di un lavoro al quale è attribuito un valore uguale, deve corrispondere la medesima retribuzione per uomini e donne. Il d.lgs. n. 5/2010 introduce, inoltre, alcune modifiche al d.lgs. n. 151/2001 (Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità). E’ vietata qualsiasi discriminazione per ragioni connesse al sesso, con particolare riguardo a ogni trattamento meno favorevole in ragione dello stato di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive. Slide 30: Bastano pochi dati per convincersi di sì: Il tasso di disoccupazione giovanile, sottolinea l’Istat, a dicembre è pari al 26,2%, invariato rispetto a novembre ma in aumento di 3 punti percentuali nel confronto con lo stesso mese del 2009. Se complessivamente la disoccupazione è in aumento, il tasso di occupazione femminile si stabilizza al 46,1%, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto ai dati registrati a marzo, ma con un calo di 0,4 punti percentuali rispetto ad aprile 2009. Invece, le donne disoccupate in Italia sono 1 milione e 29 mila unità, con una diminuzione di 10 mila unità rispetto a marzo (-0,9%) e un aumento si 115 mila unità rispetto ad aprile 2009 (+12,5%). Si tratta di statistiche che non possono essere spiegate con la “fisiologia di genere” se è vero, come è vero, che siamo - in fatto di occupazione femminile - ultimi nell’Europa dei 15. Nella società italiana, ancora dominata dagli uomini per numero di occupati e posizione nella professione, prende corpo un’area - prima marginale - ad alta prevalenza femminile, quella del lavoro instabile e precario. You do not have the permission to view this presentation. In order to view it, please contact the author of the presentation.
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ORIANI-MAZZINI TESINA ESAME DI STATO DI MARINA MASOODCLASSE: 5°E AZIENDALEANNO SCOLASTICO: 2009/2010 TITOLO: : TITOLO: 8 MARZO: RICORRENZA DI UNA TRAGEDIA FEMMINILE MATERIE: : MATERIE: STORIA: Storia e origine della festa della donna; il movimento femminista; le suffragette. DIRITTO: Diritti delle donne. ECONOMIA: Donna e lavoro. Slide 4: INTRODUZIONE TESINA Ho scelto come argomento “ LA QUESTIONE FEMMINILE ” poiché mi affascina in prima persona, in quanto tratta della donna e delle conquiste che ha ottenuto nella società e nel mondo del lavoro nel corso degli anni. Ho deciso d’affrontare come la donna, partendo dal movimento femminista fino ad oggi, sia riuscita ad affermare i propri diritti, e ad assumere un ruolo importante nella società. Questo argomento mi affascina molto poiché mi permette di evidenziare l’importanza di essere donna e il riconoscimento delle pari opportunità. Slide 5: Giornata Internazionale della Donna L’8 MARZO L’origine La Giornata Internazionale della Donna, comunemente definita Festa della Donna, ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia. Questo triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte negli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica. Slide 6: Successivamente, la data dell'8 marzo assunse un'importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Ai giorni nostri la festa della donna è molto attesa , le associazioni di donne organizzano manifestazioni e convegni sull'argomento, cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi che pesano ancora oggi sulla condizione della donna, ma è attesa anche dai fiorai che in quel giorno vendono una grande quantità di mazzetti di mimose, divenute il simbolo di questa giornata. Slide 7: Un ramo di mimosa (Acacia dealbata),fiore che in molte culture è il simbolo della festa della donna. Nel settembre del 1944 si costituì a Roma l’UDI, Unione Donne Italiane, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, le prime giornate della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo. Slide 8: Con il termine suffragette si indicano le appartenenti a un movimento di emancipazione femminile nato per ottenere il diritto di voto per le donne (dalla parola "suffragio" che significa "dichiarazione della propria volontà in procedimenti elettivi o deliberativi; voto"). In generale la parola "suffragetta" ha finito per indicare l'atteggiamento femminista. Il notevole e crescente benessere dovuto all'industrializzazione cambiò radicalmente la vita delle donne. Sin dai primi anni del novecento, dall'Inghilterra si affermò il movimento femminile che ebbe i suoi maggiori successi quando Emmeline Pankhurst fondò, nel 1903, la ""Women's Social and Political Union (WSPU)" (Unione sociale e politica delle donne) con il preciso intento di far ottenere alle donne il diritto di voto politico poiché era concesso solo agli uomini tranne che per le elezioni ai consigli municipali e per le elezioni di contea. Il movimento femminile aveva come scopo quindi il raggiungimento di una parità rispetto agli uomini non solo dal punto di vista politico ma anche giuridico ed economico. Le donne volevano poter insegnare nelle scuole superiori, l'uguaglianza dei diritti civili, svolgere le stesse professioni degli uomini e soprattutto godere del diritto elettorale o di suffragio, termine dal quale deriva appunto il nome con il quale si era soliti indicare le partecipanti al movimento: suffragette. LE SUFFRAGETTE Slide 9: Le aderenti al movimento usavano diffondere la proprie idee attraverso comizi, scritte sui muri o cartelli con slogan del tipo "Votes for women“. Spesso queste manifestazioni venivano soffocate con la violenza da parte delle forze dell'ordine e con l'arresto di molte militanti femministe che, nonostante i vari impedimenti, riuscirono comunque ad ottenere ciò per cui lottavano e vinsero così la loro battaglia. Nel 1918 il parlamento britannico approvò la proposta del diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età (sopra i 30 anni) che furono ammesse al voto politico; più tardi con la legge del 2 luglio 1928 il suffragio fu esteso a tutte le donne. Negli Stati Uniti le donne riuscirono a ottenere il suffragio nel 1920, in Germania nel 1919, in Francia nel 1945 e in Italia nel 1946, solo dopo la seconda guerra mondiale, ma il primo paese a riconoscere il suffragio universale femminile fu la Nuova Zelanda nel 1893. Slide 10: IL FEMMINISMO Slide 11: Storia del femminismo Il femminismo è un movimento che si propone di estendere i diritti della donna nella società, e apparve per la prima volta in Francia all'epoca della Rivoluzione francese. Una delle maggiori esponenti del movimento femminista è stata Olympe de Gouges che nel 1971 presentò di fronte all'Assemblea Costituente di Parigi, una “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” rivendicando i diritti delle donne. La petizione fu però respinta da Robespierre. Nella dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina Olympe de Gouges dichiarava l’uguaglianza politica e sociale tra l’uomo e la donna. Inoltre, lottò per i suoi ideali e per difendere la parità dei sessi al punto di sacrificare la stessa vita. Olympe de Gouges Slide 12: In quegli stessi anni, nel 1792, l'inglese Mary Wollstonecraft (1759-1797) comprese subito la grande importanza che la Rivoluzione francese poteva assumere per lo sviluppo dell'eguaglianza sociale e civile dei cittadini, difendendola nella sua A Vindication of the Rights of Woman (Rivendicazione dei diritti della donna), in cui scriveva che «è ora di effettuare una rivoluzione nei modi di vivere delle donne - è ora di restituire loro la dignità perduta - e di far sì che esse, in quanto parte della specie umana, operino riformando sè stesse per riformare il mondo». MARY WOLLSTONECRAFT Slide 13: In seguito, nel diciannovesimo secolo, il femminismo divenne un movimento organizzato con lo scopo di diffondere la consapevolezza dell’ingiusto trattamento riservato alle donne. Questo movimento si sviluppò principalmente negli Stati Uniti, dove si tennero alcuni convegni in merito. In America venivano organizzati cortei dalle suffragette che combattevano per il diritto di voto. Successivamente il movimento femminista fece sentire la propria voce anche negli ambiti lavorativi e nella vita sociale. Fu però soprattutto nella letteratura che la donna assunse un ruolo importante e riconosciuto, infatti autrici come Virginia Woolf, raccontarono nei propri libri l’immagine della donna nuova, indipendente che prende sempre più coscienza di sè. VIRGINIA WOOLF Slide 14: Gli anni ’60 La critica al “ruolo femminile” si manifesterà a partire dal 1963 con l’uscita, negli Usa, del libro di Betty Friedan, “Mistica della Femminilità”, nel quale l’autrice denuncia il ruolo coatto di “sposa” e di “madre” della donna americana e rivendica l’uguaglianza della donna all’uomo nel campo professionale, culturale e politico. In 14 ampi capitoli la Friedan in parte svolge un'inchiesta di taglio sociologico sulla condizione della donna, descrivendone soprattutto il posto nel lavoro, nell'istruzione e in vari campi di attività; in parte analizza le componenti che sono intervenute a costruire la mistica della femminilità. Nell'ultimo capitolo, intitolato Un nuovo programma di vita per le donne, indica come soluzione desiderabile non la dura scelta tra matrimonio e carriera, ma la ricerca di integrazione tra matrimonio, maternità, realizzazione personale. BETTY FRIEDAN Slide 15: Betty Friedan è nata il 4 febbraio 1921 a Peoria. è stata una attivista statunitense, teorica del movimento femminista degli anni sessanta e settanta, famosa per aver pubblicato nel 1963 il saggio “La mistica della femminilità”, testo di critica del ruolo femminile all’interno della società contemporanea che, secondo l’autrice, era all’origine di numerose forme di alienazione. E’ morta a Washington il 4 febbraio 2006 all’età di 85 anni stroncata da un infarto. La Friedan è considerata una delle madri del femminismo la quale ha contribuito a cambiare radicalmente la società americana ed europea del dopoguerra. Nell'ottobre 1966 Betty Friedan fondò il NOW - National Organization for Women, organizzazione che raccolse un ampio numero di collettivi e gruppi femministi degli Stati Uniti. Negli anni settanta si impegnò nella battaglia per l'approvazione delle leggi sull'aborto, sul lavoro femminile ed altri provvedimenti per i diritti delle donne. Slide 16: Gli anni ‘70 1972: manifestazioni femministe Dal 1970 al 1980 il movimento femminista occidentale comincia a porsi obiettivi rivoluzionari, negli Usa, in Francia, Germania, Italia, ecc. Il via viene dato, sempre negli Usa, nel 1969 dall'uscita del libro di Kate Millet, Sexual politics, portabandiera della corrente radicale del femminismo, secondo la quale i rapporti tra i sessi sono rapporti di potere e il patriarcato tuttora vigente è un sistema di oppressione contro le donne. 1977: Manifestazioni femministe italiane Slide 17: I DIRITTI CIVILI IN ITALIA Negli anni settanta il movimento delle donne, almeno nella sua parte maggioritaria, ha centrato le sue pratiche politiche dall'analisi della soggettività a un ambito sociale lottando per la conquista di più ampi diritti civili che hanno portato in Italia: L’introduzione del divorzio nel 1970; La modifica del diritto di famiglia nel 1975; L’istituzione dei consultori familiari 1975; La legge sulle pari opportunità 1977; La liberazione dei contraccettivi; L’approvazione della legge che regola l’aborto nel 1978; La costituzione dei Centri antiviolenza; La costituzione delle Case delle donne. Slide 18: è l'istituto giuridico che permette lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio quando tra i coniugi è venuta meno la comunione spirituale e materiale di vita ed essa non può essere in nessun caso ricostituita. Si parla di scioglimento qualora sia stato contratto matrimonio con rito civile, di cessazione degli effetti civili qualora sia stato celebrato matrimonio concordatario. Anche il procedimento di divorzio può seguire due percorsi alternativi, a secondo che vi sia o meno consenso tra i coniugi: divorzio congiunto, quando c'è accordo dei coniugi su tutte le condizioni, in questo caso il ricorso è presentato congiuntamente da entrambi i coniugi; divorzio giudiziale, quando non c'è accordo sulle condizioni, in questo caso il ricorso può essere presentato anche da un solo coniuge. Il divorzio è disciplinato dal codice civile (art. 149 c.c.), dalla legge 898/1970 (che ha introdotto l'istituto per la prima volta in Italia) e dalla legge n. 74/1987 (che ha apportato delle modifiche significative alla precedente). IL DIVORZIO Slide 19: Il primo libro del codice venne riformato dalla Legge 19 maggio 1975, n. 151 "Riforma del diritto di famiglia", che apportò modifiche tese ad uniformare le norme ai principi costituzionali. Con questa legge venne riconosciuta la parità giuridica dei coniugi, venne riconosciuta ai figli naturali la stessa tutela prevista per i figli legittimi, venne istituita la comunione dei beni come regime patrimoniale legale della famiglia (in mancanza di diversa convenzione) e la patria potestà venne sostituita dalla potestà di entrambi i genitori che hanno identici diritti e doveri e non più solo al padre. DIRITTO DI FAMIGLIA Slide 20: sono nati sulla spinta del movimento delle donne degli anni Settanta, portando il potente messaggio di un cambiamento del concetto di salute. Istituiti formalmente nel 1975 (legge 405/75) sono servizi di assistenza alla famiglia e alla maternità e hanno come scopi: L’assistenza psicologica e sociale per preparazione a maternità e paternità responsabile per i problemi della coppia e della famiglia; Tutela della salute della donna in gravidanza e del nascituro; Divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi e i farmaci adatti a ciascun caso; Sostegno agli adolescenti nei rapporti interpersonali e sociali. In Italia molte donne utilizzano i Consultori Familiari per effettuare visite di controllo, esami specialistici e, soprattutto, per ricevere informazioni sulla contraccezione, menopausa e sulla prevenzione in generale. Il servizio è gratuito. I CONSULTORI FAMILIARI Slide 21: è l’interruzione prematura di una gravidanza. Questo può avvenire per cause naturali (aborto spontaneo) o essere provocata artificialmente (interruzione volontaria della gravidanza). Molti sono i motivi che giustificano la legalizzazione dell’aborto, tra questi: il vietarlo non ne impedisce la pratica, la rende invece clandestina, costosa e pericolosa; la vita di una madre ha più valore di quella di un feto; la maternità deve essere una scelta responsabile e consapevole, e non il frutto, ad esempio, del malfunzionamento di un contraccettivo; la vita per un bambino non desiderato, specialmente se gravemente malato, potrebbe non essere la soluzione migliore. Il 22 maggio 1978 veniva approvata la “storica” legge 194, con la quale si riconosceva il diritto della donna ad interrompere, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la gravidanza indesiderata. L' ABORTO Slide 22: LA LEGISLAZIONE DEL LAVORO FEMMINILE Slide 23: sono luoghi in cui vengono accolte le donne che hanno subito violenza. Grazie all’accoglienza telefonica, ai colloqui personali, all’ospitalità in case rifugio e ai numerosi altri servizi offerti, le donne sono coadiuvate nel loro percorso di uscita dalla violenza. Percosse, ricatti, insulti, minacce, privazioni economiche e uccisione della propria moglie e dei figli venivano considerati normali conflitti familiari fino a pochi anni fa, se non addirittura mezzi di giusta correzione, ed erano considerati fatti privati nei quali nessuno si doveva intromettere. Ma sono state le donne ad insorgere e a dire no. Il primo rifugio europeo fu fondato nel 1971 da Erin Pizzey ("Erin Pizzey, fondatrice dei moderni rifugi per donne"). È stato merito del movimento femminista se la violenza domestica è stata portata alla luce, nominata, definita nella sua complessità, create strutture di aiuto alle donne e posto la questione alle istituzioni come vero e proprio problema sociale. Oggi parlare di violenza di genere non è più un tabu, di cui vergognarsi e rompere il silenzio per molte donne è diventata realtà quotidiana anche grazie all'esistenza dei Centri antiviolenza. In Italia i primi Centri Antiviolenza sono nati solo alla fine degli anni ’90 ad opera di associazioni di donne, tra cui la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna e la Casa delle donne maltrattate di Milano. Ad oggi sono varie le organizzazioni che lavorano sui vari tipi di violenza. I Centri Antiviolenza in Italia si sono riuniti nella Rete nazionale dei Centri antiviolenza e delle Case delle donne. I CENTRI ANTIVIOLENZA LA TUTELA DELLALAVORATRICE MADRE : LA TUTELA DELLALAVORATRICE MADRE Cosa dice la legge per la salvaguardia del posto di lavoro, quali sono i lavori da evitare e quali gli obblighi? La legge italiana prevede un periodo di sospensione dal lavoro prima del parto e l’incompatibilità della gravidanza con lavori particolarmente faticosi o a rischio di provocare danni al nascituro. In alcuni casi sono le condizioni a rischio della donna a consigliare la sospensione anticipata dal lavoro anche quando questo non è particolarmente faticoso. Nella maggior parte dei casi, comunque, il lavoro non è controindicato per il normale proseguire della gravidanza. La maggior parte delle gravidanze sono fisiologiche e compatibili con una normale attività lavorativa. L’articolo 37 della Costituzione italiana garantisce alle lavoratrici «condizioni di lavoro che assicurino alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione». Ciò si è tradotto in diverse leggi, di cui l’ultima attualmente in vigore è la Legge 1204 del 1971: “Tutela fisica e economica delle lavoratrici madri”. Slide 25: La salvaguardia del posto di lavoro L’art. 2 della legge 1204 stabilisce che: la lavoratrice non può essere licenziata durante il periodo compreso tra l’inizio della gravidanza e il compimento del 1° anno di età del bambino. Questa norma vale per tutte le donne che lavorano come dipendenti: a prescindere dal fatto che il datore di lavoro sia un privato, un Ente pubblico (come lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune) o una cooperativa (della quale si può anche essere socie). La donna non può essere licenziata nemmeno se è apprendista e, per legge, non può essere neppure “cassintegrata”. Anche il posto delle lavoratrici stagionali è assicurato: la donna che rimane incinta nel periodo in cui l’attività è sospesa, ha il diritto di essere richiamata quandol’azienda riprende il lavoro. Dal 1991, anche le collaboratrici familiari hanno ottenuto questa garanzia. I casi in cui si può essere licenziate durante la gravidanza e nel corso del primo anno divita del bambino sono tre: se l’azienda chiude; se si ha un contratto “a termine” che scade proprio in quel periodo; in caso di “colpa grave” della lavoratrice (come per esempio il furto commesso in azienda). Nel caso in cui si abbia una violazione della legge di tutela alla maternità da parte del datore di lavoro (cioè di licenziamento immotivato), è possibile ottenere un aiuto dalle associazioni sindacali di categoria, mentre l’organo giurisdizionale cui rivolgersi per far valere i propri diritti è la Pretura del Lavoro. Slide 26: Astensione Obbligatoria Ferma restando la durata dell’astensione obbligatoria di 5 mesi, la nuova legge (art.12) introduce - dal 28 marzo 2000 - la possibilità di continuare a lavorare fino all’8° mese di gravidanza utilizzando così un solo mese prima del parto e 4 mesi dopo il parto. Tale facoltà può essere esercitata a condizione che sia un ginecologo del SSN sia un medico competente per la salute nei luoghi di lavoro attestino che tale scelta non pregiudichi la salute della gestante e del bambino. Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della nuova legge un decreto individuerà con apposito elenco i lavori per i quali sarà vietata l’astensione obbligatoria flessibile. Durante questo periodo di “astensione obbligatoria” dal lavoro, la dipendente percepirà dall’INPS un’indennità giornaliera che è pari all’80% della sua retribuzione: la somma le viene versata attraverso il datore di lavoro. Molti contratti di categoria o aziendali, prevedono un’indennità integrativa a carico dell’azienda: in questi casi la mamma percepisce l’intero stipendio. Per legge, comunque, e ciò vale anche per le impiegate del settore pubblico, la retribuzione non può mai essere inferiore all’80%. La legge specifica che, per le dipendenti da Enti pubblici, sarà il regolamento di ogni singola amministrazione a stabilire l’ammontare dell’indennità obbligatoria (che comunque non è mai inferiore all’80% dello stipendio). LA TUTELA DELLA LAVORATRICE CHECONTRAE MATRIMONIO : LA TUTELA DELLA LAVORATRICE CHECONTRAE MATRIMONIO La legge 9 gennaio 1963, n. 7 ha introdotto il principio del <<divieto di licenziamento a causa di matrimonio>> per tutte le imprese private, con esclusione, di quelle addette ai servizi familiari e domestici. Sono quindi nulli i licenziamenti intimati a causa del matrimonio, se attuati nel periodo intercorrente dalla richiesta di pubblicazione matrimoniale sino ad un anno dopo la celebrazione delle nozze, a meno che il licenziamento non avvenga per giusta causa, per cessazione dell'attività dell'azienda, per scadenza del termine del contratto a tempo determinato o durante il periodo di prova. Infatti, il licenziamento a causa di matrimonio è contrario ai principi delle nostre leggi e, in particolare, della nostra Costituzione che assicura a tutti i cittadini il diritto alla formazione della famiglia e della donna lavoratrice l'adempimento della sua essenziale funzione di madre (artt. 2, 29 e 31). Inoltre la libertà di contrarre matrimonio costituisce un diritto inviolabile della persona umana. Qualora il licenziamento avvenga nonostante il divieto della legge questo viene considerato nullo e, pertanto, la lavoratrice ha diritto alla retribuzione sino al momento della sua riassunzione. Le dimissioni per matrimonio della lavoratrice devono essere approvate, entro un mese dall'ufficio del lavoro. Il ruolo di capo-famiglia, alla stessa stregua del marito, emerge dalla legge che estende alla donna lavoratrice il diritto di chiedere, al posto del marito, l'assegno per il nucleo familiare. PARI OPPORTUNITA’ UOMO-DONNA : PARI OPPORTUNITA’ UOMO-DONNA Decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 5 Attuazione della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Con l’approvazione del d.lgs. n. 5/2010 sono state apportate importanti modifiche al codice delle pari opportunità tra uomo e donna (d.lgs. n. 198/2006). E’ stato introdotto il principio del mainstreaming di genere, in base al quale la formulazione e l‘attuazione di leggi, regolamenti, atti amministrativi, politiche e attività devono tener conto dell’obiettivo della parità uomo-donna. Codice delle pari opportunità Art. 1 Divieto di discriminazione e parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini, nonché integrazione dell’obiettivo della parità tra donne e uomini in tutte le politiche e attività. Le disposizioni del presente decreto hanno ad oggetto le misure volte ad eliminare ogni discriminazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza e come scopo di compromettere o di impedire il riconoscimento, il godimento o l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo. La parità di trattamento di opportunità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi compresi quelli dell’occupazione, del lavoro e della retribuzione. Slide 29: Il principio della parità non prevede il mantenimento o l’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato. L’obiettivo della parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini deve essere tenuto presente nella formulazione e attuazione, a tutti i livelli e ad opera di tutti gli attori, di leggi, regolamenti, atti amministrativi, politiche e attività. E’ vietata qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma, o in qualsiasi altra forma, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, nonché la promozione, indipendentemente dalla modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale. Sono vietati trattamenti economici differenziati: a uno stesso lavoro, o in presenza di un lavoro al quale è attribuito un valore uguale, deve corrispondere la medesima retribuzione per uomini e donne. Il d.lgs. n. 5/2010 introduce, inoltre, alcune modifiche al d.lgs. n. 151/2001 (Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità). E’ vietata qualsiasi discriminazione per ragioni connesse al sesso, con particolare riguardo a ogni trattamento meno favorevole in ragione dello stato di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive. Slide 30: Bastano pochi dati per convincersi di sì: Il tasso di disoccupazione giovanile, sottolinea l’Istat, a dicembre è pari al 26,2%, invariato rispetto a novembre ma in aumento di 3 punti percentuali nel confronto con lo stesso mese del 2009. Se complessivamente la disoccupazione è in aumento, il tasso di occupazione femminile si stabilizza al 46,1%, con un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto ai dati registrati a marzo, ma con un calo di 0,4 punti percentuali rispetto ad aprile 2009. Invece, le donne disoccupate in Italia sono 1 milione e 29 mila unità, con una diminuzione di 10 mila unità rispetto a marzo (-0,9%) e un aumento si 115 mila unità rispetto ad aprile 2009 (+12,5%). Si tratta di statistiche che non possono essere spiegate con la “fisiologia di genere” se è vero, come è vero, che siamo - in fatto di occupazione femminile - ultimi nell’Europa dei 15. Nella società italiana, ancora dominata dagli uomini per numero di occupati e posizione nella professione, prende corpo un’area - prima marginale - ad alta prevalenza femminile, quella del lavoro instabile e precario.