LA MASCHERA NERA brani senza musica con diapos che scorrono in automat

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Ecco le diapositive di alcuni brani del mio romanzo....

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LA MASCHERA NERA:

LA MASCHERA NERA Brani …

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“ Q uando aprì gli occhi fu sommersa dal buio, un buio fosco, gelido e immobile come quello di una tomba.

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Non appena riuscì pian piano a mettere a fuoco qualcosa, intravide intorno a sé strane sagome all’ovattata luce della luna, che si insinuava con fatica da qualche parte sopra di lei.

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Servendosi di quella luminescenza soffusa e magica, lei cercava disperatamente di capire in che posto fosse finita. Ma dov’era? Tentò di muoversi e si accorse con terrore di essere legata.

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L’avvolse allora, all’improvviso, simile a un fiume in piena che senza più argini esondi, un’ondata di dolore, quando tutti i suoi sensi si accesero all’unisono. Cominciò a tremare.

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Il freddo pungente e la forzata immobilità la torturavano e rendevano come ghiaccio le estremità, i piedi e le mani che non sentiva quasi più.

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E fitte di dolore, dolore… dappertutto. E sete e fame e sfinimento, in un diluvio di malessere.”

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Brano 2

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La ragazza era calda e si scopriva convulsamente, nonostante il freddo della notte, invece non doveva farlo. La testa le scoppiava, la febbre la consumava e le ferite la torturavano. Non trovava pace.

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Manuel prese una bacinella e la riempì d’acqua ghiacciata, ci immerse una pezzuola e, seduto accanto a lei, cominciò a tamponarle la fronte, intanto le infilava le mani nei capelli, carezzandole la testa.

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Le sue mani, era vero! Davano sollievo! Perché non gli era venuto in mente prima?

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Nicol avvertì il panno fresco e la sua mano pacata premere sulla sua fronte e provò un improvviso refrigerio, come di chi ha trovato un sorso d’acqua nell’arsura di un deserto. Aprì gli occhi. Tese le braccia verso di lui per cercare il suo viso nell’intento di toccarlo.

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Lui capì e l’aiutò, accompagnando la sua manina affusolata sulla propria guancia. Lei ansimò, non ancora soddisfatta, voleva alzarsi e provò a sollevarsi su un gomito. Manuel le sorresse le spalle, guidandola fino a lui.

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Gli si accoccolò tra le braccia, in una muta richiesta di conforto. Lui rimase impietrito dalla commozione: riusciva a percepire il suo dolore e il suo smarrimento con un’intensità inaspettata. Come era possibile? L’accolse con dolcezza, quasi in imbarazzo.

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Poi d’un tratto un altro viso giovane ed emaciato gli apparve nella memoria e la sua immagine lo lasciò inebetito dallo sgomento.

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Turbato, respinse Nicol e scappò via dalla stanza, colto da un contrasto di emozioni che non riusciva a controllare e si rifugiò nella guardiola buia.

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Si accasciò a terra in un angolo e prese a singhiozzare forte. Nel silenzio gelido della notte i suoi singulti risuonavano come grandine che cade al suolo.”

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Brano 3

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“Seduto davanti all’entrata di una grotta immersa nel verde rimirava il cielo, rimuginando tra sé e sé.

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I corti capelli ricci, biondi come il grano, spiccavano in mezzo alla folta natura verdeggiante. Increspò la fronte, gli occhi piccoli, neri e penetranti, tesi in un’espressione dura.

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Percepiva nel suo animo un odio così vivo e bruciante da rimanerne accecato. Non c’era niente che non avrebbe fatto, niente che l’avrebbe fermato dal suo intento di graffiare, mordere, distruggere…

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Si voltò per osservare l’anfratto alle sue spalle. - Questo doveva essere il nascondiglio di quella sgualdrina! Non quella cella da nobili!

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Doveva capire cosa significa lottare ogni momento per un pezzo di pane, dormire sulla nuda pietra, senza tutte le comodità dei ricchi, soffrire la fame e il freddo… Essere costretta a compiacere i più forti, a prostituirsi per poter sopravvivere… Doveva viverlo sulla sua pelle!

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Allora avrebbe compreso anche lui … attraverso di lei. Lui , l’uomo che odiava con tutto se stesso. Si alzò di scatto, con fare nervoso. Scosse la testa, emettendo un gran sospiro, come un leone ferito. Si sentiva frustrato e incompreso.”

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Brano 4

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Raccolti i capelli, che solitamente le cadevano sugli occhi, con un grosso fermaglio sulla nuca, sembrava una modella uscita dalla copertina di un giornale.

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Manuel la guardava, ammirato. - Sei splendida… - farfugliò. Nicol sorrideva, luminosa. Poi lui le tese galantemente la mano. - Mi concedi questo ballo, Nicol?

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Lei si fece avanti, vivace e gioiosa, mentre si diffondeva intorno a loro la melodia dolce e sensuale del valzer. Lui le cinse delicatamente la vita, mentre lei gli appoggiava con grazia la mano sulla spalla.

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Cominciarono a muoversi girando da una parte all’altra della stanza e roteando con uno slancio e un’intesa incredibili, trasportati dalle note.

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I loro occhi sembravano catturati in un muto, intenso dialogo, come due calamite che si attirano per legge di gravità.

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Non erano più nella cella grigia e buia del maniero, ma nella sala radiosa di una reggia, scintillante di luci e di colori. La musica guizzava nell’aria, dando vita agli squallidi arredi, alle vecchie mura annerite dal tempo.

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E loro… al centro di quel piccolo mondo… due anime ardenti, ansiose di sfiorarsi, di scoprirsi, di manifestarsi, con addosso i brividi della timidezza e la voglia intrepida di sopraffarla.

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Quando la musica tacque, rimasero immobili per qualche istante, come ipnotizzati.

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Brano 5

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Si avvicinarono alla sottile spiaggia, proprio sulla battigia, mentre le onde sbattevano lentamente al suolo.

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I riflessi della luna creavano giochi di luce sulle onde lievemente increspate: luccichii argentati brillavano come gioielli nella magica atmosfera della sera.

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Nicol annusava l’aria salmastra, riempiendosi i polmoni, come per ritemprarsi dall’odore stantio che circolava tra le mura della cella.

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Poi, colta da un impulso irrefrenabile, si tolse le scarpe e i calzini e cominciò a correre, sfrecciando a piedi nudi sulla sabbia, incurante degli schizzi gelidi che la investivano al risalire delle onde. I suoi muscoli, obbligati al riposo, volevano mettersi in moto, prepotenti e frenetici.

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Manuel la guardò da lontano, poi la raggiunse in un baleno, abbracciandola e spingendola a terra sull’erba poco distante.

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Lei, divincolandosi, si rialzò e riprese la sua folle corsa, ridendo come una bimba, mentre lui la inseguiva in un gioco convulso e ardente.

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Brano 6

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“Mentre passavano, videro gruppi di bambini di tre, quattro anni intenti a rovistare in un gran cumulo maleodorante di spazzatura. Altri giocavano seduti ai margini di una pozzanghera melmosa con i piedini inzaccherati di fango e polvere.

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Una donna scarmigliata, vestita con abiti discinti, gridava come un’ossessa da una parte all’altra della via, richiamando un bambinetto nudo, scappato alle sue percosse.

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Due ragazzini, vestiti di stracci trascinavano un carretto con frutta e verdura, lanciando ripetuti inviti alla gente perché acquistasse qualcosa.

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Un vecchio canuto, sporco e lacero, dormiva addossato alla lamiera di una baracca, abbracciato al suo cane.

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Nicol osservava quello scenario raccapricciante, mentre sentiva il cuore stringersi in una morsa di profonda pena e compassione.

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D’un tratto il rumore di una sparatoria a poca distanza da loro riecheggiò nell’aria. Due uomini si rincorrevano per la strada con una pistola in mano. - Via, via di qui! – ingiunse Manuel all’autista che sfrecciò via a rotta di collo. “

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Brano 7

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“Nicol si sedette al lungo tavolo, asciugandosi in fretta le lacrime che scendevano copiose dalle sue guance e che non riusciva a frenare. Poco dopo arrivarono i bambini e un’allegra confusione l’avvolse.

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- Ciao, maestra! Nicol tentò di sorridere, ma non riuscì a mascherare il suo stato. - Cos’hai? Sei triste? – le chiese un bimbetto di sei anni scuro con due occhi grandi e vivaci. - Non è niente…

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Sperava che andare alla favela le sarebbe servito per non pensare, ma in quel momento comprese di aver sbagliato, aveva bisogno di sfogarsi e farlo davanti ai bambini non era certo la soluzione migliore.

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Si alzò per andarsene, pensando di aspettare fino a quando non fosse arrivata, di lì a poco, l’altra insegnante. Ma i bambini le si aggrapparono addosso. - Sei triste? Non piangere maestra.

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Le loro voci preoccupate ruppero gli ultimi sforzi del suo autocontrollo e lei desisté.

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Si inginocchiò alla loro altezza sul suolo polveroso e si fece abbracciare e accarezzare mentre lacrime amare scorrevano come pioggia fine sul suo viso.

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Un insolito capannello di testoline, di braccia e di manine si era formato intorno a lei e l’avvolgeva con affetto, come a volerla proteggere e consolare.”

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Brano 8

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Un gabbiano solitario spiccò il volo spiegando le ali e scese in picchiata sul pelo dell’acqua, lanciando nell’aria il suo caratteristico strido.

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I due giovani cominciarono a camminare sulla spiaggia, mano nella mano. I loro passi sulla sabbia formavano una stradina di orme irregolari lungo la distesa punteggiata di conchiglie. Per lunghi attimi rimasero in silenzio, assorti nei loro pensieri, rilassati e sereni.

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Poi a un tratto, Nicol ripensò alle parole che lui aveva composto per lei… - Manuel? - Sì? - La poesia che mi hai scritto è bellissima, sai… Lui sorrise.

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Nicol si fermò, volgendosi verso di lui. - Me la reciti? Vorrei ascoltarla dalle tue labbra… - gli chiese, non ancora sazia di tenerezza. Manuel si imporporò in viso, colto alla sprovvista. - Vuoi veramente annientarmi stasera? – esclamò con un guizzo scherzoso nella voce.

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- Sì, sì… decisamente – i suoi occhi ridevano. Manuel le posò le mani sui fianchi, avvicinandola a sé e con un piccolo sospiro si apprestò a parlare, cercando di vincere l’imbarazzo. - Amore mio, ti cerco ogni istante accanto a me…

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Nicol appoggiò una mano sul petto di lui per avvertire i battiti del suo cuore. - …ti sogno, ti desidero, ti voglio senza fine. Lui si fermò un attimo, poi riprese: - Hai liberato il mio cuore da ogni oppressione, facendomi sentire leggero e buono e amato.

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Nicol sentì che il cuore di Manuel sussultava all’impazzata, facendo eco al suo.

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- Ho guardato me stesso nei tuoi occhi limpidi e mi sono ritrovato. La voce proseguiva incerta, tremante. - Non so vivere senza di te, resta accanto a me, perdonami!”

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Nicol lo abbracciò d’impulso, incollando le proprie labbra alle sue. - Sì, sì, sì!! – gridò e la sua voce riecheggiò nel vasto spazio attorno a loro. La luce della luna che rifletteva sul mare creava fasci di luce nel buio, avvolgendo tutto nel suo pallido fulgore.

LA MASCHERA NERA:

LA MASCHERA NERA

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