Nasa e DJI Insieme Per il Progresso Tecnologico

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Vi siete mai chiesti chi ci fosse dietro il continuo miglioramento delle performance dei veicoli di nuova generazione? Le case produttrici, certo, ma solo in una fase successiva, ovvero quella dell'implementazione e della commercializzazione.

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Nasa e DJI Insieme Per il Progresso Tecnologico:

Nasa e DJI Insieme Per il Progresso Tecnologico

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Vi siete mai chiesti chi ci fosse dietro il continuo miglioramento delle performance dei veicoli di nuova generazione? Le case produttrici, certo, ma solo in una fase successiva, ovvero quella dell'implementazione e della commercializzazione.

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No, il vero mandante va cercato in fasi molto più avanzate, ovvero nelle fasi di test, durante i mesi e gli anni di esperimenti studiati appositamente per migliorare le prestazioni delle tecnologie più sofisticate del mondo. E quando si parla di attività di testing, monitoraggio e innovazione, un solo nome viene alla mente: NASA.

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Non tutti sanno che la NASA non si occupa “soltanto” di missioni spaziali in senso stretto, ma studia tecnologie che possono essere riutilizzate anche sulla terra, apportando un significativo contributo a quello che oggi chiamiamo progresso tecnologico.

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Per diversi decenni la NASA si è servita di computer per simulare l'aria in cui gli aerei si sarebbero trovati a volare, per sistemare eventuali bug e migliorarne le prestazioni. Oggi i tempi però sono cambiati, e anche la NASA ha deciso di affidarsi ai droni per i suoi esperimenti scentifici:

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all' Ames Research Center in California (Silicon Valley), i ricercatori hanno studiato nei dettagli l'aerodinamica di uno dei più popolari esempi di un piccolo drone a batterie, nello specifico un Dji Phantom 3 modificato per l'occasione.

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Come funziona il meccanismo che permette al gioiello di casa Dji di spiccare il volo in modo così preciso? Il Dji  Phantom è costituito da quattro rotori in grado di generare una spinta sufficientemente potente a garantirne il sollevamente dal suolo, liberandolo da qualsiasi carico lo stia tenendo legato al suolo.

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La simulazione ha rivelato il complesso insieme di movimenti d'aria causati dall'interazione tra i rotori del veicolo e la sua struttura a forma di X. Ma, vi starete chiedendo, serviva la NASA per scoprire tutto questo? No, ed infatti gli esperimenti in Silicon Valley non si sono fermati a questo punto.

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Trattandosi di una fase di studio, di esperimenti, i ricercatori hanno voluto aggiungere altri quattro rotori al drone, per vedere se e in che modo questi influissero sulle sue performance. Il risultato è banale quanto sorprendente: aggiungendo quattro rotori il drone non perde né stabilità né potenza, ma anzi la quantità d'aria causata dalla struttura e dai movimenti del drone gli garantisce una spinta decisamente più potente, permettendogli un'alzata ben più rapida del normale.

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I campi in cui questa scoperta potrebbe essere utilizzata al fine di migliorare la tecnologia dei veicoli sono tanti, ad esempio nei metodi di sollevameneto di veicoli molto pesanti come i cargo.

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Questa scoperta è stata presentata all'inizio dell'anno all'American Institute of Aeronautics and Astronautics SciTech Forum a Grapevine, Texas, da Seokkwan Yoon – membro della NASA Advanced Supercomputing Division at Ames.

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